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	<title>Alvaro del Portillo</title>
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	<description>Primo Prelato dell&#039;Opus Dei</description>
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		<title>Alvaro del Portillo</title>
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		<title>Per il mio visto lavorativo</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Aug 2011 09:51:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’ultimo giorno dopo essermi sposata a marzo di quest&#8217;anno sono dovuta tornare in Italia per il visto lavorativo lasciando mio marito negli Stati Uniti. Per ragioni di necessità ho dovuto fare un biglietto di andata e ritorno senza sapere se sarei riuscita ad ottenere il visto in tempo. Ho fatto una novena a don Álvaro [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alvarodelportillo.wordpress.com&amp;blog=7976551&amp;post=121&amp;subd=alvarodelportillo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’ultimo giorno dopo essermi sposata a marzo di quest&#8217;anno sono dovuta tornare in Italia per il visto lavorativo lasciando mio marito negli Stati Uniti. Per ragioni di necessità ho dovuto fare un biglietto di andata e ritorno senza sapere se sarei riuscita ad ottenere il visto in tempo. Ho fatto una novena a don Álvaro e alla fine ho avuto il visto l&#8217;ultimo giorno utile prima del ritorno programmato! grazie mille Don Alvaro!</p>
<p>S, Italia 13/07/2011</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/alvarodelportillo.wordpress.com/121/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/alvarodelportillo.wordpress.com/121/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/alvarodelportillo.wordpress.com/121/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/alvarodelportillo.wordpress.com/121/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/alvarodelportillo.wordpress.com/121/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/alvarodelportillo.wordpress.com/121/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/alvarodelportillo.wordpress.com/121/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/alvarodelportillo.wordpress.com/121/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/alvarodelportillo.wordpress.com/121/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/alvarodelportillo.wordpress.com/121/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/alvarodelportillo.wordpress.com/121/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/alvarodelportillo.wordpress.com/121/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/alvarodelportillo.wordpress.com/121/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/alvarodelportillo.wordpress.com/121/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alvarodelportillo.wordpress.com&amp;blog=7976551&amp;post=121&amp;subd=alvarodelportillo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Papa Wojtyla in dialogo con i giovani</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jun 2011 15:02:28 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[(Articolo da Javier Cotelo pubblicato nell&#8217;OSSERVATORE ROMANO il 14-6-2011) Uno degli elementi architettonici più recenti di piazza San Pietro è il mosaico di Maria Mater Ecclesiae accompagnato dal lemma Totus Tuus, che costituisce una concreta dimostrazione della devozione mariana del beato Giovanni Paolo II. Ho personalmente avuto il privilegio di vivere da vicino gli avvenimenti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alvarodelportillo.wordpress.com&amp;blog=7976551&amp;post=112&amp;subd=alvarodelportillo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>(Articolo da Javier Cotelo pubblicato nell&#8217;OSSERVATORE ROMANO il 14-6-2011)</strong></em></p>
<p style="text-align:left;">Uno degli elementi architettonici più recenti di piazza San Pietro è il mosaico di Maria <em>Mater Ecclesiae</em> accompagnato dal lemma<em> Totus Tuus</em>, che costituisce una concreta dimostrazione della devozione mariana del beato<strong> Giovanni Paolo II</strong>. Ho personalmente avuto il privilegio di vivere da vicino gli avvenimenti che hanno portato a quella decisione, i quali rendono manifeste due caratteristiche di <strong>Papa Wojtyla</strong>: il suo particolare dialogo con ì giovani e il suo senso di gratitudine alla Vergine Maria.</p>
<p style="text-align:left;">Durante la Settimana santa del 1980, il Pontefice ricevette in udienza diverse migliala di giovani giunti a Roma per il <a href="http://www.univforum.org/">Congresso Univ</a>, incontro internazionale di universitari che frequentano i centri dell&#8217;Opus Dei in tutto il mondo. Questo appuntamento, che ebbe inìzio nel 1968, coniuga il desiderio di vivere il Triduo santo a Roma, la città di Pietro, con attività di arricchimento culturale per gli studenti vicini alla spiritualità di <strong>san Joscmaria Escrivà de Balaguer</strong>.</p>
<p style="text-align:left;">Terminata l&#8217;udienza, uno dei giovani presenti, Julio Nieto, disse al Papa che, dopo aver osservato le immagini presenti in piazza San Pietro, aveva notato come ne mancasse una rappresentante Maria e che, pertanto, la piazza era incompleta. «Bene, molto bene. Bisognerà completare la piazza», fu la pronta risposta di Giovanni Paolo II.</p>
<p style="text-align:left;">Questa conversazione fu riferita a <strong>monsignor Alvaro Del Portillo</strong>, successore del fondatore Escrivà alla guida dell&#8217;Opus Dei. <strong>Monsignor Del Portillo</strong> mi chiese immediatamente di pensare al luogo e alla soluzione per collocare nella piazza un&#8217;immagine mariana, aggiungendo che la si sarebbe potuta porre sotto il titolo di <em>Mater Ecdesiae</em>. Allora io lavoravo a Roma come architetto e vivevo nella sede niella prelatura in viale Bruno Buozzi.</p>
<p style="text-align:left;">Dopo aver compiuto varie visite alla piazza, presentai una possìbile soluzione, con i corrispondenti foto-montaggi e disegni: l&#8217;idea era di sostituire una finestra sulla facciata dell&#8217;edificio collocato tra il cortile di San Damaso e la piazza con un mosaico della Madonna. Il 27 giugno 1980, fu fatto arrivare il progetto al Papa: era costituito da una sorta di album con testi, disegni e fotografie, accompagnato da alcuni schizzi.</p>
<p><a href="http://alvarodelportillo.files.wordpress.com/2011/06/mosaico_001035.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-113" title="Il disegno" src="http://alvarodelportillo.files.wordpress.com/2011/06/mosaico_001035.jpg?w=300&#038;h=241" alt="Disegno della Mater Ecclesiae" width="300" height="241" /></a><br />
Trascorsi diversi mesi senza notìzie, si inviò di nuovo a <strong>Giovanni Paolo II</strong> una copia del materiale tramite il suo segretario, monsignor <strong>Stanislaw Dziwìsz</strong>. Qualche mese dopo, Papa Wojtyla subì l&#8217;attentato e come atto di gratitudine, volle che si ponesse un&#8217;immagine della Madonna in piazza San Pietro. In seguito, la proposta di monsignor <strong>Del Portillo</strong> fu sottoposta all&#8217;esame delle autorità vaticane e fu scelto il luogo della<em> Mater Ecdesiae</em>.</p>
<p>Il mosaico &#8211; ispirato alla Madonna della colonna che veniva dalla basilica costantiniana — fu montato il 7 dicembre 1981, II giorno seguente, <strong>Giovanni Paolo II</strong> lo benedisse, manifestando il desiderio «che quanti verranno in questa piazza San Pietro elevino verso di Lei lo sguardo, per dirigerìe, con sentimenti di filiale fiducia, il proprio saluto e la propria preghiera». Ho molte volte ripensato a questo fatto come a una piccola dimostrazione della particolare relazione di <strong>Giovanni Paolo II</strong> con i giovani: sorprende infatti come quel «Bisognerà completare la piazza», che il Papa aveva detto a un universitario un anno e mezzo prima, si fosse presto trasformato in realtà.<br />
Tre giorni dopo, 1 dicembre, seppi che il Papa aveva invitato monsignor <strong>Del Portillo</strong> a concelebrare la messa nella sua cappella privata e a fare colazione con lui: desiderava comunicargli la gioia di aver potuto benedire l&#8217;immagine nella piazza e ringraziarlo per avergli fatto giungere l&#8217;idea. II Papa ebbe anche la delicatezza di fargli avere, pochi giorni dopo, il canone con il disegno del mosaico, ìn bianco e nero, che fu utilizzato per provare la composizione delle tessere. Questo disegno si trova attualmente nella sede centrale della Prelatura dell&#8217;Opus Dei.<br />
Era stato <strong>Paolo VI</strong> ad annunciare, nel novembre 1964, il desiderio di terminare le sessioni del <a href="http://donalvarodelportillo.wordpress.com/2010/11/01/don-alvaro-en-el-concilio-vaticano-ii-1962-1965/"><strong>Concilio Vaticano II</strong> </a>«nella gioia di riconoscere alla Madonna il titolo che ben le compete di Madre della Chiesa, <em>Mater Ecdesiae</em>». E aggiunse: «Sarà questo un titolo che ci aiuterà a celebrare Maria Santissima amorosa regina del mondo, centro materno dell&#8217;unità, pia speranza della nostra salvezza». Vedere ora questa immagine, tanto legata ai Papi <strong>Montini</strong> e <strong>Wojtyla</strong>, è un buon ricordo per tutti i cristiani; nel guardarla è facile affidarsi a lei supplicandone la prote-zione sui suoi figli nella Chiesa.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/alvarodelportillo.wordpress.com/112/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/alvarodelportillo.wordpress.com/112/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/alvarodelportillo.wordpress.com/112/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/alvarodelportillo.wordpress.com/112/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/alvarodelportillo.wordpress.com/112/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/alvarodelportillo.wordpress.com/112/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/alvarodelportillo.wordpress.com/112/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/alvarodelportillo.wordpress.com/112/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/alvarodelportillo.wordpress.com/112/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/alvarodelportillo.wordpress.com/112/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/alvarodelportillo.wordpress.com/112/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/alvarodelportillo.wordpress.com/112/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/alvarodelportillo.wordpress.com/112/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/alvarodelportillo.wordpress.com/112/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alvarodelportillo.wordpress.com&amp;blog=7976551&amp;post=112&amp;subd=alvarodelportillo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Come mi conoscesse da sempre</title>
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		<pubDate>Fri, 13 May 2011 16:11:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I miei l&#8217;anno scorso presero un cane corso di guardia. Mi dicevano che era bene che lo conoscessi finché era cucciolo perché diventando più grande avevano paura che mi facesse del male avendo avuto dei precedenti con il cane precedente. Ho pregato Don Álvaro che quando vi andassi non mi facesse niente dato che avevo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alvarodelportillo.wordpress.com&amp;blog=7976551&amp;post=109&amp;subd=alvarodelportillo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I miei l&#8217;anno scorso presero un cane corso di guardia. Mi dicevano che era bene che lo conoscessi finché era cucciolo perché diventando più grande avevano paura che mi facesse del male avendo avuto dei precedenti con il cane precedente. Ho pregato Don Álvaro che quando vi andassi non mi facesse niente dato che avevo saputo che a Don Álvaro piacevano molto i cani.<br />
Sono passati diversi mesi e andai a trovarli e quando stavo per entrare venne ebbi un po&#8217; di paura ma stavo con mio nipote quando sono entrata per mezzo secondo abbaiò. Ma poi, come mi conoscesse da sempre, i miei erano meravigliati poiché loro erano preoccupati per ciò. Dopo poco vi ritornai per altri motivi e non ci fu nessun problema, anche se io ho pregato Don Álvaro e lo faccio tutt&#8217;ora.<br />
Ma una sera mia sorella mi disse che non se lo spiegava come mai non mi ha fatto niente e che sembra che mi conosca da sempre e così le ho raccontato di Don Álvaro, ed è stata una occasione di parlare di Don Álvaro a lei il che mi ha chiesto di pregare anche Lui per le loro necessità, anche se lei lo fa.<br />
Mi è caduto un ciondolo nel lavandino, otturandolo non sapevo come fare poiché quel giorno me ne erano successe tante ho chiesto a Don Álvaro di aiutarmi. Lo prendevo e mi ricadeva. Alla fine mio nipote è venuto in mio soccorso ma anche a lui non le è stato facile. Dopo un po&#8217; è riuscito a tirarlo fuori anche di ciò ringrazio Don Álvaro.<br />
<em>A.B., Italia</em><br />
(28 Aprile 2011)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/alvarodelportillo.wordpress.com/109/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/alvarodelportillo.wordpress.com/109/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/alvarodelportillo.wordpress.com/109/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/alvarodelportillo.wordpress.com/109/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/alvarodelportillo.wordpress.com/109/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/alvarodelportillo.wordpress.com/109/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/alvarodelportillo.wordpress.com/109/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/alvarodelportillo.wordpress.com/109/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/alvarodelportillo.wordpress.com/109/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/alvarodelportillo.wordpress.com/109/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/alvarodelportillo.wordpress.com/109/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/alvarodelportillo.wordpress.com/109/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/alvarodelportillo.wordpress.com/109/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/alvarodelportillo.wordpress.com/109/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alvarodelportillo.wordpress.com&amp;blog=7976551&amp;post=109&amp;subd=alvarodelportillo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Un nuovo libro</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 07:20:32 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[  E’ appena uscito il libro “Missione compiuta”, di Hugo de Azevedo, per le edizioni Ares: una biografia di mons. Álvaro del Portillo. http://www.opusdei.it/art.php?p=37842 Mons. Álvaro del Portillo (Madrid 1914 &#8211; Roma 1994) è stato il principale collaboratore di san Josemaría Escrivá e il suo primo successore alla guida dell’Opus Dei. Durante il Concilio Vaticano [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alvarodelportillo.wordpress.com&amp;blog=7976551&amp;post=97&amp;subd=alvarodelportillo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p><a href="http://alvarodelportillo.files.wordpress.com/2010/04/deazevedomissionecompiuta.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-98" title="de+azevedo+missione+compiuta" src="http://alvarodelportillo.files.wordpress.com/2010/04/deazevedomissionecompiuta.jpg?w=450" alt=""   /></a>E’ appena uscito il libro “Missione compiuta”, di Hugo de Azevedo, per le edizioni Ares: una biografia di mons. Álvaro del Portillo.</p>
<p><a href="http://www.opusdei.it/art.php?p=37842">http://www.opusdei.it/art.php?p=37842</a></p>
<p>Mons. Álvaro del Portillo (Madrid 1914 &#8211; Roma 1994) è stato il principale collaboratore di san Josemaría Escrivá e il suo primo successore alla guida dell’Opus Dei.</p>
<p>Durante il Concilio Vaticano II contribuì a mettere in evidenza il ruolo dei laici nella Chiesa e fu segretario della commissione conciliare che elaborò il Decreto Presbyterorum Ordinis sul ministero e la vita sacerdotali. Venne ordinato vescovo da Giovanni Paolo II il 6 gennaio 1990 ed è in corso il suo processo di beatificazione. Molte persone di ogni classe e condizione lo amavano per la sua bontà e la sua umiltà. Vittorio Messori, dopo averlo intervistato, dichiarò che, dinanzi alla sua semplicità e carità sacerdotale, aveva provato il desiderio di confessarsi con lui piuttosto che di intervistarlo.</p>
<p>Con questa accurata biografia Hugo de Azevedo presenta un ritratto a tutto tondo di mons. Álvaro del Portillo con una speciale attenzione alle sfaccettature della sua vita interiore.</p>
<p>Hugo de Azevedo, sacerdote, teologo e dottore in Diritto Canonico, è autore di numerosi saggi. Tra le sue opere, la prima biografia di san Josemaría Escrivá in lingua portoghese.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/alvarodelportillo.wordpress.com/97/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/alvarodelportillo.wordpress.com/97/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/alvarodelportillo.wordpress.com/97/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/alvarodelportillo.wordpress.com/97/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/alvarodelportillo.wordpress.com/97/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/alvarodelportillo.wordpress.com/97/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/alvarodelportillo.wordpress.com/97/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/alvarodelportillo.wordpress.com/97/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/alvarodelportillo.wordpress.com/97/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/alvarodelportillo.wordpress.com/97/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/alvarodelportillo.wordpress.com/97/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/alvarodelportillo.wordpress.com/97/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/alvarodelportillo.wordpress.com/97/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/alvarodelportillo.wordpress.com/97/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alvarodelportillo.wordpress.com&amp;blog=7976551&amp;post=97&amp;subd=alvarodelportillo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Notizie-Un nuovo libro</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 09:58:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>blogeditor</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ appena uscito il libro “Missione compiuta”, di Hugo de Azevedo, per le edizioni Ares: una biografia di mons. Álvaro del Portillo. 19 marzo 2010   Mons. Álvaro del Portillo (Madrid 1914 &#8211; Roma 1994) è stato il principale collaboratore di san Josemaría Escrivá e il suo primo successore alla guida dell’Opus Dei. Durante il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alvarodelportillo.wordpress.com&amp;blog=7976551&amp;post=95&amp;subd=alvarodelportillo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>E’ appena uscito il libro “Missione compiuta”, di Hugo de Azevedo, per le edizioni Ares: una biografia di mons. Álvaro del Portillo.</p>
<p>19 marzo 2010<br />
<em> </em></h2>
<div id="rlimgr"><img src="http://www.opusdei.it/image/de+azevedo+missione+compiuta.jpg" alt="Opus Dei - " width="200" height="281" /></div>
<p><a href="http://www.opusdei.it/ssec.php?a=1935">Mons. Álvaro del Portillo</a> (Madrid 1914 &#8211; Roma 1994) è stato il principale collaboratore di san Josemaría Escrivá e il suo primo successore alla guida dell’Opus Dei.</p>
<p>Durante il Concilio Vaticano II contribuì a mettere in evidenza il ruolo dei laici nella Chiesa e fu segretario della commissione conciliare che elaborò il Decreto <em>Presbyterorum Ordinis </em>sul ministero e la vita sacerdotali. Venne ordinato vescovo da Giovanni Paolo II il 6 gennaio 1990 ed è in corso il suo processo di beatificazione. Molte persone di ogni classe e condizione lo amavano per la sua bontà e la sua umiltà. Vittorio Messori, dopo averlo intervistato, dichiarò che, dinanzi alla sua semplicità e carità sacerdotale, aveva provato il desiderio di confessarsi con lui piuttosto che di intervistarlo.</p>
<p>Con questa accurata biografia Hugo de Azevedo presenta un ritratto a tutto tondo di mons. Álvaro del Portillo con una speciale attenzione alle sfaccettature della sua vita interiore.</p>
<p>Hugo de Azevedo, sacerdote, teologo e dottore in Diritto Canonico, è autore di numerosi saggi. Tra le sue opere, la prima biografia di san Josemaría Escrivá in lingua portoghese<em>.</em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/alvarodelportillo.wordpress.com/95/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/alvarodelportillo.wordpress.com/95/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/alvarodelportillo.wordpress.com/95/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/alvarodelportillo.wordpress.com/95/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/alvarodelportillo.wordpress.com/95/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/alvarodelportillo.wordpress.com/95/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/alvarodelportillo.wordpress.com/95/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/alvarodelportillo.wordpress.com/95/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/alvarodelportillo.wordpress.com/95/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/alvarodelportillo.wordpress.com/95/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/alvarodelportillo.wordpress.com/95/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/alvarodelportillo.wordpress.com/95/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/alvarodelportillo.wordpress.com/95/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/alvarodelportillo.wordpress.com/95/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alvarodelportillo.wordpress.com&amp;blog=7976551&amp;post=95&amp;subd=alvarodelportillo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Mons. Alvaro del Portillo parla sull&#8217;università nel pensiero di San Josemaría Escrivá</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 08:56:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>blogeditor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[In occasione del XXV anniversario dell&#8217;inizio dei Congressi UNIV, che ogni anno riuniscono a Roma rappresentanti di più di quattrocento università dei cinque Continenti, S.E.R. Mons. Alvaro del Portillo ha inviato al Congresso UNIV &#8217;92 il seguente discorso (13-IV-1992). L&#8217;università nel pensiero e nell&#8217;attività apostolica di Mons. Josemaría Escrivá E&#8217; ormai imminente la solenne Beatificazione [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alvarodelportillo.wordpress.com&amp;blog=7976551&amp;post=79&amp;subd=alvarodelportillo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>In occasione del XXV anniversario dell&#8217;inizio dei Congressi UNIV, che ogni anno riuniscono a Roma rappresentanti di più di quattrocento università dei cinque Continenti, S.E.R. Mons. Alvaro del Portillo ha inviato al Congresso UNIV &#8217;92 il seguente discorso (13-IV-1992).</strong></p>
<p>L&#8217;università nel pensiero e nell&#8217;attività apostolica di Mons. Josemaría Escrivá E&#8217; ormai imminente la solenne Beatificazione del Venerabile Servo di Dio Josemaría Escrivá de Balaguer, che ideò e sempre sostenne con il suo incoraggiamento questi congressi, che si celebrano a Roma da ormai venticinque anni con la partecipazione di professori e studenti provenienti da tante università dei cinque continenti.</p>
<p>Questa duplice circostanza, e cioè la celebrazione del XXV anniversario dell&#8217;UNIV e la prossimità della Beatificazione del Fondatore dell&#8217;Opus Dei, ha indotto gli organizzatori del Congresso a suggerirmi di illustrare, in quest&#8217;intervento, il profondo rapporto di Mons. Escrivá con il mondo universitario ed il suo impegno nel campo della cultura. Lo faccio con vivissima soddisfazione, precisando che esporrò, come egli stesso avvertiva, il suo «modo personale di vedere su questo argomento, non il modo di vedere dell&#8217;Opus Dei, che in tutto ciò che riguarda gli affari temporali ed opinabili, non vuole né può fare nessuna scelta»(1) . E&#8217; chiaro d&#8217;altronde che l&#8217;ampiezza dell&#8217;argomento mi obbliga a limitare la mia esposizione solo ad alcuni aspetti di particolare rilievo.</p>
<p><strong>1. Amore per l&#8217;università</strong></p>
<p>Sin dai tempi in cui era studente presso l&#8217;Università di Saragozza, città in cui, mentre svolgeva gli studi sacerdotali, si iscrisse anche alla Facoltà di Giurisprudenza, Mons. Escrivá si interessò in modo spiccato alla realtà universitaria e per tutta la vita espresse più volte la grande stima che fin da allora aveva imparato a nutrire per tale realtà. Così, nell&#8217;omelia pronunciata nella Cattedrale di Pamplona il 30 novembre 1964, disse: «Amo l&#8217;università: considero un onore essere stato alunno dell&#8217;università spagnola. Serbo un ricordo pieno di affetto per maestri e compagni&#8230;» (2) . In un&#8217;altra occasione, intervistato da un giornalista su alcune questioni universitarie, presentò il proprio punto di vista come «la mia opinione, quella cioè di una persona che «dai sedici anni —ora ne ho sessantacinque— a oggi non ha mai perso contatto con l&#8217;università»(3 ); e in un&#8217;altro momento dell&#8217;intervista afferma: «Le cose di cui parlo rientrano nella mia competenza, perché mi considero uomo d&#8217;università: e tutto ciò che concerne l&#8217;università mi appassiona»(4 ).</p>
<p>Sospinto dal suo anelito apostolico e da un sincero affetto per l&#8217;istituzione universitaria, egli promosse la creazione di diverse università e di varie altre istituzioni di ambito universitario: Residenze studentesche, Scuole superiori&#8230; Il suo amore per l&#8217;università si è reso particolarmente evidente nello svolgimento delle mansioni di Gran Cancelliere dell&#8217;Università di Navarra (Pamplona) e dell&#8217;Università di Piura (Perù). Durante la cerimonia in cui, in segno di riconoscimento per la fondazione dell&#8217;Università di Navarra, gli venne conferita la cittadinanza onoraria di Pamplona, descrisse così gli ideali che desiderava venissero inculcati in quell&#8217;istituzione: «Desideriamo che vengano formati uomini competenti e con senso cristiano della vita; vogliamo che in questo ambiente, propizio alla riflessione serena, venga coltivata una scienza ben radicata nei principi più solidi e la cui luce sia capace di proiettarsi su tutti gli ambiti del sapere»(5 ).</p>
<p>Questo sentimento d&#8217;amore per l&#8217;istituzione universitaria emergeva ogni volta che egli si trovava ad accennare alle origini dell&#8217;Università di Navarra, frutto di un vivo desiderio, a lungo accarezzato nell&#8217;intimità del suo cuore sacerdotale, e per molto tempo argomento costante della sua orazione: «L&#8217;Università di Navarra nacque nel 1952 —preceduta da vari anni di preghiera, lo dico con vera gioia— con il proposito di avviare un&#8217;istituzione universitaria in cui venissero a realizzarsi gli ideali culturali e apostolici di un gruppo di docenti che sentivano profondamente la missione dell&#8217;insegnamento»(6 ).</p>
<p>Quando dico che il Fondatore dell&#8217;Opus Dei amava l&#8217;università, intendo parlare di un sentimento personale molto profondo di Mons. Escrivá, un sentimento che si sviluppò tangibilmente in un&#8217;attività apostolica in campo universitario assai feconda di frutti; ed in quest&#8217;espressione mi riferisco anche al contributo che il suo messaggio spirituale ed il suo pensiero in questa specifica materia possono offrire all&#8217;istituzione universitaria in generale.</p>
<p><strong>2. L&#8217;apostolato dell&#8217;intelligenza</strong></p>
<p>Il vastissimo impegno di Mons. Escrivá nel campo della cultura, tradottosi —come accennavo— nella creazione di alcune università e nell&#8217;ispirare iniziative di vario genere, è un riflesso del particolare apprezzamento in cui egli teneva le professioni intellettuali, per il loro decisivo influsso nella società.</p>
<p>Sebbene insegnasse con insistenza che qualunque professione umana onesta può e deve essere concepita come strumento di santificazione e di apostolato, egli era consapevole della particolare fecondità del lavoro di coloro che, impegnandosi nelle professioni intellettuali, contribuiscono ad illuminare le menti attraverso l&#8217;influsso di un retto criterio cristiano.</p>
<p>Con quanta forza affermava che il maggior nemico di Dio è l&#8217;ignoranza! E da questa considerazione —che è come una diagnosi sintetica di una delle radici più profonde del processo di disintegrazione morale che travaglia ampi settori della società moderna—, Mons. Escrivá traeva conseguenze pratiche per l&#8217;attività apostolica. «La malizia di alcuni e l&#8217;ignoranza di molti: ecco il nemico di Dio, della Chiesa»(7) , leggiamo in Forgia. E nel punto successivo: «Dobbiamo fare in modo che, in tutte le attività intellettuali, vi siano persone rette, di autentica coscienza cristiana, dalla vita coerente, che impieghino le armi della scienza al servizio dell&#8217;umanità e della Chiesa»(8 ).</p>
<p>Nel libro Cammino, pubblicato nel 1939, Mons. Escrivá parla dell&#8217;importanza dell&#8217;«apostolato dell&#8217;intelligenza» e ne individua l&#8217;origine prettamente evangelica: «&#8221;Venite post me, et faciam vos fieri piscatores hominum&#8221; — venite dietro a me e vi farò pescatori di uomini. — Non senza mistero il Signore impiega queste parole: gli uomini —come i pesci— bisogna prenderli dalla testa. Che profondità evangelica ha l&#8217;&#8221;apostolato dell&#8217;intelligenza&#8221;!»(9 ).</p>
<p>Cammino contiene un capitolo intitolato &#8220;Studio&#8221; (nn. 332_359), che comincia con la seguente considerazione: «A chi può essere un sapiente non perdoniamo di non esserlo» (n. 332). E&#8217; un invito assai esplicito, rivolto agli intellettuali, affinché si preparino, in virtù di un&#8217;accurata formazione scientifica, ad esercitare l&#8217;apostolato dell&#8217;intelligenza. Ma, nel corpo del capitolo, il numero 347 ci mostra con chiarezza che Cammino non si riferisce soltanto agli intellettuali: «Ti preoccupi soltanti di edificare la tua cultura. —E bisogna edificare la tua anima. —Così lavorerai come devi, per Cristo: perché regni Lui nel mondo sono necessarie persone che, con lo sguardo rivolto al cielo, si dedichino con prestigio a tutte le attività umane e, per mezzo di esse, esercitino in silenzio —con efficacia— un apostolato di carattere professionale».</p>
<p><strong>3. L&#8217;università alla luce della fede</strong></p>
<p>Mons. Escrivá, sin dal momento in cui cominciò a frequentare gli ambienti universitari, era consapevole della straordinaria importanza di quest&#8217;istituzione nel quadro della cristianizzazione della cultura e della società. Egli vedeva nitidamente l&#8217;influenza decisiva che essa esercita nella trasmissione delle idee, nella formazione della mentalità dei popoli. Conseguenza logica della sua concezione dell&#8221;«apostolato dell&#8217;intelligenza»&#8221; era quindi il particolare interesse che nutriva per l&#8217;università.</p>
<p>Questa istituzione, nata otto secoli fa, ha saputo mantenere, in versioni differenti nel tempo e nello spazio, una serie di caratteristiche peculiari, che possono essere considerate sotto un unico denominatore: l&#8217;essere allo stesso tempo una comunità di sapere (universitas scientiarum) e una comunità di persone (universitas magistrorum et scholarium) . Mons. Escrivá si pone di fronte all&#8217;università così com&#8217;essa è, ne accetta le caratteristiche tradizionali e la contempla con uno sguardo pieno di fede. Questa prospettiva trascendente si traduce in una concezione dell&#8217;università che ne rispetta pienamente l&#8217;irrinunciabile autonomia, ma che, allo stesso tempo, aspira a far pulsare in essa uno spirito coerente con le esigenze dell&#8217;esistenza secolare cristiana. Una siffatta prospettiva fornisce importanti contributi alla determinazione del contenuto delle funzioni o delle finalità cui l&#8217;università deve rispondere; essa può essere di grande aiuto nel tracciare i compiti cui sono chiamati coloro che operano nell&#8217;università e nel delineare l&#8217;ambiente istituzionale della vita accademica.</p>
<p><strong>4. La ricerca della verità</strong></p>
<p>Compito specifico dell&#8217;università è la ricerca della verità. Essa richiede allo scienziato un lavoro tenace, che si estende a tutti i rami del sapere. L&#8217;università è perciò una comunità di saperi, sebbene non si limiti al solo impegno della ricerca, perché nell&#8217;università i ricercatori sono anche maestri o, se si preferisce, i professori sono anche ricercatori. Senza entrambi gli aspetti non esiste l&#8217;università. Ora, per poter assolvere adeguatamente alle sue funzioni, l&#8217;università in quanto istituzione ha bisogno di una condizione previa: deve cioè godere di un certo ambito di libertà, di una certa autonomia. «L&#8217;università, come ente —affermava Mons. Escrivá—, deve avere l&#8217;indipendenza di un organo in un corpo vivo». E specificava alcune espressioni di tale autonomia: «La libertà di scelta dei docenti e degli amministratori, la libertà di elaborazione dei piani di studio; la facoltà di costituire un proprio patrimonio e di amministrarlo. In altri termini, favorire tutte le condizioni necessarie per far sì che l&#8217;università viva di vita propria. Se avrà in sé questa vita, potrà anche trasmetterla, a beneficio di tutta la società»(10) .</p>
<p>Ma tale autonomia deve armonizzarsi con l&#8217;universalità. Ecco un&#8217;altra delle note caratteristiche di tale istituzione: «L&#8217;università deve essere aperta a tutti», sicché tutti coloro che sono veramente capaci devono poter accedere agli studi superiori, «qualunque sia la loro estrazione sociale, la situazione economica, la razza o la religione»(11) . L&#8217;apertura dell&#8217;università —il non rinchiudersi in sé stessa, il mantenersi in contatto con la società circostante e in rapporto attivo con altri centri accademici— è un&#8217;esigenza —un diritto e un dovere che le competono in modo particolare— proclamata anch&#8217;essa con grande vigore da Mons. Escrivá come Gran Cancelliere dell&#8217;Università di Navarra. I discorsi accademici che pronunciò nella città di Pamplona, in occasione del conferimento del dottorato honoris causa ad esponenti delle diverse aree della scienza provenienti da vari Paesi, costituiscono a questo proposito una preziosa eredità(12) .</p>
<p>L&#8217;universalità dell&#8217;istituzione universitaria si esplica immediatamente nella sua apertura a tutte le scienze, in quanto essa dev&#8217;essere interessata a tutta la verità. In occasione del conferimento di dottorati honoris causa del 7 ottobre 1967, il Fondatore dell&#8217;Opus Dei disse: «La più alta missione dell&#8217;università è il servizio agli uomini, l&#8217;essere fermento per la società in cui vive: perciò essa deve ricercare la verità in tutti i campi, dalla Teologia, scienza della fede, chiamata a considerare verità sempre attuali, alle altre scienze dello spirito e della natura». Riflessione che ritroviamo in un altro suo discorso, in cui ribadisce che l&#8217;università dev&#8217;essere fedele «nelle incerte condizioni presenti, alla sua missione di servizio agli uomini, attraverso la ricerca universale della verità»(13) .</p>
<p>Nel sottolineare il contributo reso da ogni vero progresso scientifico alla soluzione dei problemi che l&#8217;uomo deve affrontare, Mons. Escrivá non esita a riconoscere che il progresso del sapere ci avvicina a Dio: «E&#8217; veramente stupendo constatare come il Signore aiuta l&#8217;intelligenza umana nelle sue ricerche: esse necessariamente conducono a Dio, perché contribuiscono —se sono veramente scientifiche— ad attingere il Creatore»(14 ).</p>
<p>Esiste dunque un intimo legame tra fede e scienza, tra Vangelo e cultura, ha scritto Giovanni Paolo II evidenziando come la ricerca scientifica e tecnica debba essere retta dal criterio del servizio all&#8217;uomo nella totalità dei suoi valori e delle sue esigenze(15) .</p>
<p>L&#8217;antropologia soggiacente a molti dei progetti ideologici contemporanei presenta deficienze palesi, che conducono ad una visione riduzionistica dell&#8217;uomo e, spesso, al materialismo puro e semplice. Recentemente Giovanni Paolo II ha ripreso una considerazione che costella tutto il suo magistero: lo stretto legame esistente tra antropologia ed evangelizzazione: «Nell&#8217;attuale fase storica l&#8217;evangelizzazione deve avere, come compito proprio, la verità sull&#8217;uomo, superando le diverse forme del riduzionismo antropologico»(16).</p>
<p> E proprio rispetto ai vari riduzionismi antropologici che concepiscono l&#8217;uomo separatamente da Dio, Mons. Escrivá affermava in uno dei citati discorsi accademici: «Salveranno questo nostro mondo —consentitemi di ricordarlo— non coloro che pretendono narcotizzare la vita dello spirito, riducendo tutto a problemi economici o di benessere materiale, ma coloro che hanno fede in Dio e nel destino eterno dell&#8217;uomo, e sanno accogliere la verità di Cristo come luce orientatrice per l&#8217;azione e la condotta. Perché il Dio della nostra fede non è un essere lontano, che contempla impassibile la sorte degli uomini. E&#8217; un Padre che ama ardentemente i suoi figli, un Dio creatore che si è prodigato per amore delle creature. E concede all&#8217;uomo il gran privilegio di poter amare, trascendendo in questo modo la dimensione effimera e transitoria»(17 ).</p>
<p>La volontà di accogliere la verità di Cristo come luce orientatrice per l&#8217;azione e la condotta è un&#8217;aspirazione pienamente adeguata alla ricerca della verità nell&#8217;ambito delle scienze umane: una finalità che non implica alcuna minaccia per la loro legittima autonomia. «Le scienze umane —anche queste sono parole di Mons. Escrivá—, coltivate con principi e metodi propri, ed arricchite nel confronto con la rivelazione soprannaturale, contribuiscono a risolvere i problemi umani, spirituali e temporali di tutti i tempi e di tutti i luoghi»(18) .</p>
<p> La luce della rivelazione, accolta con fede, offre alle scienze qualcosa che esse non riescono a raggiungere da sole: la capacità di servire fino in fondo e in senso pieno l&#8217;intera umanità. La verità è l&#8217;oggetto del compito specifico dell&#8217;universitario: egli deve ricercarla senza posa, sospinto dal desiderio di conoscere sempre più profondamente la realtà; e deve amarla, facendo di essa l&#8217;ideale che segna ed informa la sua vita, senza lasciarsi influenzare da attegiamenti poco propizi ad accettare le concrete e gravi esigenze che talvolta la verità, per essere ad essa coerenti, reclama. «L&#8217;università sa che la necessaria obiettività scientifica si oppone giustamente ad ogni neutralità ideologica, ad ogni ambiguità, a tutti i conformismi, alla codardia: l&#8217;amore alla verità impegna tutta la vita e l&#8217;intero lavoro dello scienziato. Essa sostiene il suo vigore di onestà di fronte a situazioni scomode, sempre possibili, perché a tale impegno di rettitudine non corrisponde sempre un&#8217;immagine favorevole nell&#8217;opinione pubblica»(19).</p>
<p>L&#8217;università che si proponga istituzionalmente di offrire un contributo cristiano allo sviluppo della cultura dovrà fare in modo che tutti i saperi convergano nel servizio disinteressato alla persona e, pertanto, alla società, sviluppando una antropologia che rispecchi un&#8217;immagine integrale dell&#8217;uomo e che «rispetti tutte le dimensioni del suo essere e subordini quelle materiali ed istintive a quelle interiori e spirituali»(20).</p>
<p>A tale compito i ricercatori devono contribuire con l&#8217;esempio della propria vita, consapevoli del fatto che, come affermava Mons. Escrivá, «affrontare i problemi con coraggio, senza timore del sacrificio né dei compiti più impegnativi, assumendosi in coscienza le proprie responsabilità, significa rinvigorire la fede, assumere un nuovo impegno d&#8217;amore ed affidarsi con costanza alla fermezza della legge divina e alla volontà di Dio, che consente alla povera condizione umana di aprirsi sempre alla Sapienza divina, e alla sua luce di sicura speranza»(21).</p>
<p><strong>5. La missione educativa dell&#8217;università</strong></p>
<p>Tutto ciò che abbiamo detto implica che l&#8217;università non debba limitare il proprio impegno ad offrire agli studenti una formazione che li abiliti ad esercitare successivamente una determinata professione. Essa deve anche cercare di impartire un&#8217;educazione più generale, mirante a consentire allo studente di acquisire quelle convinzioni e quegli atteggiamenti di fondo che gli saranno utili per orientare la propria condotta individuale e sociale.</p>
<p>La considerazione dell&#8217;unità di vita del cristiano è una costante degli insegnamenti di Mons. Escrivá. Non è possibile separare nell&#8217;uomo la dimensione soprannaturale e quella umana, la vita dello spirito e le attività materiali, la luce della fede e le attività professionali. Nel Decreto pontificio sull&#8217;esercizio eroico delle sue virtù, leggiamo: «Vero pioniere, già alla fine degli anni Venti, dell&#8217;intrinseca unità della vita cristiana, il Servo di Dio proiettò la pienezza della contemplazione &#8220;nel bel mezzo della strada&#8221; e richiamò tutti i fedeli ad inserirsi nel dinamismo apostolico della Chiesa, ognuno dal posto che occupa nel mondo»(22) .</p>
<p>La connessione vitale del divino e dell&#8217;umano, caratteristica dell&#8217;antropologia cristiana presente nel messaggio che il Signore volle affidare al Fondatore dell&#8217;Opus Dei, tende a ristabilire l&#8217;unità di vita del cristiano, ricucendo quella frattura in cui il Concilio Vaticano II vede una delle principali insidie del nostro tempo: «Il distacco, che si constata in molti, tra la fede che professano e la loro vita quotidiana, va annoverato tra i più gravi errori del nostro tempo»(23) . Essa è volta a superare la rottura, che di fatto è frequente ma che non dovrebbe esistere, tra la fede e la condotta personale, tra il soprannaturale e ciò che è autenticamente umano; mira a sanare la separazione tra Vangelo e cultura, che va considerata —con parole di Paolo VI— il dramma della nostra e di tante altre epoche(24) .</p>
<p>In tutti i suoi insegnamenti riguardanti l&#8217;educazione, Mons. Escrivá ha sempre mantenuto compresenti entrambe le dimensioni suddette, l&#8217;umana e la soprannaturale, in quanto soltanto la loro armonia consente all&#8217;educazione di raggiungero lo sviluppo integrale della persona. In questo senso affermava che l&#8217;educazione è indirizzata a formare «dei veri cristiani, uomini e donne integri, capaci di affrontare con spirito aperto le diverse situazioni della vita, capaci di porsi al servizio dei loro simili, di contribuire alla soluzione dei grandi problemi dell&#8217;umanità, e di testimoniare Cristo nella società a cui domani apparterranno»(25) . L&#8217;attività educativa non può dimenticare il destino eterno, trascendente, dell&#8217;uomo. Ecco un brano di un&#8217;intervista rilasciata dal Fondatore dell&#8217;Opus Dei: «La religione è la più grande ribellione dell&#8217;uomo che non si rassegna a vivere come una bestia, dell&#8217;uomo che non si adatta —non si dà pace— finché non conosce e non stabilisce una comunicazione con il suo Creatore: lo studio della religione è una necessità fondamentale. Un uomo privo di formazione religiosa non è del tutto formato. Per questo la religione deve essere presente nell&#8217;università; e deve essere insegnata al livello più alto, scientifico, di buona teologia. Un&#8217;università in cui la religione è assente, è un&#8217;università incompleta: perché ignora una dimensione fondamentale della persona umana, che non esclude —anzi richiede— le altre dimensioni»(26) .</p>
<p>La presenza della religione nell&#8217;università non si può considerare soddisfatta dal semplice inserimento di una specifica disciplina nell&#8217;ordinamento degli studi. La verità religiosa deve ispirare il senso di tutta l&#8217;attività universitaria. «L&#8217;università tradirebbe la propria vocazione —afferma Giovanni Paolo II— se si chiudesse all&#8217;assoluto e al trascendente, poiché limiterebbe arbitrariamente la ricerca su tutta la realtà o verità e finirebbe per danneggiare l&#8217;uomo stesso, la cui aspirazione più alta è quella di conoscere il vero, il bene, il bello e di sperare in un destino trascendente»(27).</p>
<p>Nei suoi discorsi accademici Mons. Escrivá si sofferma a sottolineare l&#8217;importanza della formazione integrale degli studenti e la responsabilità che in proposito compete ai professori: aiutare gli studenti a forgiarsi il proprio avvenire, dice, «è un dovere che spetta a molti, ma è particolarmente impegno vostro, carissimi professori universitari. Non c&#8217;è vera università in quelle Scuole dove, alla trasmissione della cultura non va unita la formazione integrale della personalità dei giovani. L&#8217;umanesimo ellenico era già cosciente di tale ricchezza di sfumature, ma allorché —giunta la pienezza dei tempi— Cristo ha illuminato per sempre le supreme altezze del nostro destino eterno, è stato stabilito un nuovo ordine, allo stesso tempo umano e divino, nel servizio del quale l&#8217;università trova la sua massima grandezza»(28).</p>
<p><strong>6. L&#8217;ambiente istituzionale della vita accademica</strong></p>
<p>L&#8217;università è un&#8217;impresa comune di coloro che ne fanno parte: i professori e gli studenti, e anche il personale amministrativo e di servizio, al quale Mons. Escrivá si è sempre riferito con affetto particolare nei suoi incontri con coloro che sostengono, con il loro lavoro, lo svolgimento della vita universitaria. «La vita di questo centro universitario —disse una volta nell&#8217;Università di Navarra— dipende principalmente dall&#8217;impegno, dalla dedizione e dal lavoro seriamente compiuto dai docenti, dagli studenti, dagli impiegati, dagli uscieri, dalle benemerite donne delle pulizie. Se non fosse per questo, l&#8217;università non si sosterrebbe»(29) .</p>
<p> E come ogni impresa, l&#8217;università deve assegnarsi obiettivi istituzionali ben determinati, indispensabili per coagulare l&#8217;impegno di tutte le sue componenti al raggiungimento dei fini dell&#8217;università. Se tali obiettivi fossero disattesi, l&#8217;università verrebbe a snaturarsi, perché in quanto istituzione essa ha le proprie regole, il proprio campo di azione e i propri valori caratterizzanti, che vanno vissuti sempre in piena libertà. La vita accademica deve costituire un ambito di convivenza colta, grazie alla quale il lavoro di tutti risulta agevolato. C&#8217;è tutto un insieme di qualità e di atteggiamenti che concorrono a determinare tale clima: ed è necessario che tutti coloro che operano nell&#8217;università lo condividano. Caratteristica comune di tutti i membri della comunità accademica dev&#8217;essere l&#8217;impegno a svolgere con serietà e rigore la propria attività, con la dedicazione e lo sforzo necessari. Il lavoro universitario richiede —se si vogliono raggiungere gli obiettivi educativi in tutta la loro ampiezza— anzitutto un rapporto individuale, personalizzato, tra professori e studenti. La massificazione è infatti uno dei problemi che maggiormente gravano sull&#8217;università attuale. Inoltre esso richiede generosità da parte di tutti ed esige un fattivo spirito di collaborazione tra i diversi centri in cui l&#8217;università è strutturata. Come ha ricordato recentemente Giovanni Paolo II, «sono proprie della vita universitaria la fervida ricerca della verità e la sua trasmissione disinteressata»(30).</p>
<p>La linfa della vita universitaria sta nell&#8217;entusiasmo per la verità, unito al comune desiderio di professori e studenti di continuare sempre ad imparare: «Mentre impariamo una cosa —ci dice Mons. Escrivá—, ne scopriamo molte altre di cui non sospettavamo l&#8217;esistenza, e che ci stimolano a continuare il lavoro senza mai dire &#8220;basta&#8221;»(31) .</p>
<p>Nel discorso accademico del 1967 egli si rivolse ai nuovi dottori honoris causa, esortandoli ad impostare la ricerca scientifica alla luce dei dati offerti dal Magistero: «Siete, in effetti, servitori nobilissimi della scienza, perché dedicate la vostra vita a un&#8217;avventura meravigliosa, che consiste nello sviscerare le ricchezze del sapere; e, nel solco della tradizione culturale del cristianesimo, che infonde alla vostre attività il più alto valore umano, siete spinti a comunicare in tutta generosità tali ricchezze agli studenti con la vostra attività di docenza, che è fucina di uomini, per mezzo dell&#8217;elevazione dello spirito».</p>
<p>In questo, come in altri testi riguardanti l&#8217;impegno degli universitari, ritroviamo l&#8217;idea di servizio, applicata in quest&#8217;ultimo caso ai professori: essi sono chiamati a non appropriarsi egoisticamente del frutto delle proprie ricerche, bensì a trasmettere con generosità agli studenti i risultati scientifici raggiunti con tanto sforzo.</p>
<p>Un altro aspetto fondamentale, al quale mi sono già riferito e su cui mi piace insistere, è quello che mira allo spirito di servizio con il quale deve essere svolto il lavoro universitario. L&#8217;università deve dare risposte adeguate alle nobili aspirazioni di realizzazione personale degli studenti che riempiono le sue aule. Gli allievi, d&#8217;altra parte, devono assolvere ai doveri che la società assegna loro e alle speranze in essi riposte. Traguardi che risulterebbero impossibili se l&#8217;impegno professionale dei docenti non fosse ispirato al necessario rigore, scientifico e accademico, e non stimolasse negli studenti un sano spirito di emulazione. Tale qualità tecnica del lavoro costituisce la base per l&#8217;esercizio competente di qualunque professione. Insieme con la preparazione professionale e con lo spirito di servizio, l&#8217;attività universitaria mostra un&#8217;altra caratteristica essenziale: essa è un vero e proprio tessuto, una scuola, di convivenza umana. L&#8217;università «è la casa comune, il luogo di studio e di amicizia; il luogo in cui debbono convivere in pace persone di diverse tendenze che esprimono in ogni momento il legittimo pluralismo esistente nella società»(32), in un clima di rispetto e di libertà per tutti, in cui possano esprimersi con serenità i pareri e le opinioni personali. Educazione alla libertà, ma anche alla responsabilità personale. E&#8217; nella convivenza che si forma la persona; è lì che ciascuno apprende come, per poter esigere che la propria libertà sia rispettata, debba rispettare la libertà degli altri(33). Insieme con rispetto per gli altri, per i loro diritti, per le loro opinioni e la loro libertà, lo spirito universitario include anche la capacità di collaborazione, che rende possibile il lavoro d&#8217;équipe, oggi indispensabili in tanti campi.</p>
<p><strong>7. La responsabilità sociale dell&#8217;universitario</strong></p>
<p>Mons. Escrivá insiste spesso nel dire che l&#8217;università deve contribuire al progresso umano ed affrontare perciò i problemi più disparati. Ma non è compito suo offrire soluzioni immediate a quei problemi che richiedono una valutazione prudenziale che esula dalle sue competenze.</p>
<p>«L&#8217;università —diceva in uno dei suoi discorsi accademici— non volge le spalle a nessuna incertezza, a nessuna inquietudine, a nessuna necessità umana. Ma non è suo compito offrire soluzioni immediate. Studiando con profondità scientifica i problemi, essa riesce ad imprimere nuovo slancio ai cuori, sprona la passività, risveglia forze addormentate e forma cittadini disposti a costruire una società più giusta. Contribuisce così, con un impegno di prospettive universali, a superare ostacoli che impediscono la mutua comprensione tra gli uomini, ad allontanare i timori per l&#8217;incerto futuro e a promuovere —con l&#8217;amore alla verità, alla giustizia e alla libertà— la vera pace e la concordia tra gli spiriti e tra le nazioni»(34).</p>
<p>I problemi attuali della società sono molteplici e complessi:di ordine spirituale, culturale, sociale, economico, ecc. Mons. Escrivá pensa sia necessario che la formazione universitaria abbracci tutti questi aspetti(35). Essa deve plasmare uomini e donne capaci di raggiungere una buona preparazione tecnica, «dotata di una caratteristica che —sono parole di Mons. Escrivá— dovrebbe essere fondamentale per ogni cristiano: lo spirito di servizio, il desiderio di lavorare per contribuire al bene comune»(36).</p>
<p>Ne consegue che lo studio è considerato da Mons. Escrivá un lavoro come gli altri, forse addirittura più importante degli altri, per il rilievo e l&#8217;influsso sociale e culturale che è chiamato ad esercitare. Perciò «è necessario studiare&#8230; Ma non basta. Che cosa si potrà ricavare da chi si ammazza per alimentare il proprio egoismo, o da chi non persegue altro obiettivo se non quello di assicurarsi la tranquillità, da qui a qualche anno?» (37).</p>
<p>Rispondendo alle domande di un giornalista, Mons. Escrivá ha avuto modo di esprimere il proprio pensiero anche sui rapporti tra università e politica. Le questioni politiche, per lui, rientrano senz&#8217;altro nell&#8217;ambito della ricerca scientifica. Ho già ricordato come egli affermasse che compito dell&#8217;università è la «ricerca della verità in tutti i campi»(38) ; «non è tuttavia compito suo offrire una soluzione immediata»(39) ai problemi politici. Nell&#8217;insegnamento il professore universitario deve proporre orientamenti sui grandi problemi dell&#8217;uomo, e quindi anche rispetto alla politica, col massimo rispetto per la libertà degli studenti; questi ultimi devono essere messi in condizione di «formarsi liberamente un&#8217;opinione su tutti i problemi temporali (&#8230;), e di assumersi personalmente la responsabilità del proprio pensiero e del proprio operato»(40) . L&#8217;università deve sempre mantenere una delle sue più intime caratteristiche istituzionali: l&#8217;essere un luogo di convivenza serena e di rispetto per la diversità delle opinioni dei suoi membri.</p>
<p>Rispondendo alla domanda del giornalista sui rapporti tra università e politica, Mons. Escrivá si serve di una distinzione fondamentale: «Se dicendo politica intendiamo l&#8217;interesse e l&#8217;impegno per la pace, la giustizia sociale, la libertà di tutti, allora, in questo senso, tutti coloro che fanno parte dell&#8217;università, e l&#8217;università come tale, hanno il dovere di ispirarsi a questi ideali e di promuovere l&#8217;impegno per risolvere i grandi problemi della vita umana. Se per politica invece intendiamo la soluzione concreta di un determinato problema, scartando altre soluzioni possibili e legittime, in contrapposizione a quanti propongono il contrario, allora penso che non è l&#8217;università la sede in cui debba prendersi una decisione in merito»(41) . Comportarsi secondo un diverso criterio significa correre il rischio di snaturare l&#8217;istituzione universitaria in quanto tale, perché «se l&#8217;università si trasforma in una tribuna di discussione e di decisione su problemi politici concreti, è facile che si finisca per perdere la serenità accademica e che gli studenti acquistino una mentalità faziosa»(42) .</p>
<p><strong>8. L&#8217;università nella nuova evangelizzazione</strong></p>
<p>Nel 1960 Mons. Escrivá ricevette il dottorato honoris causa dell&#8217;Università di Saragozza, per la quale nutriva profondo affetto. Nel discorso pronunciato nell&#8217;occasione disse fra l&#8217;altro: «La Chiesa, nel compiere il mandato di Cristo, ha saputo sempre, con eterna giovinezza, colmare di spirito evangelico ogni momento della storia e fornire risposte adeguate agli aneliti e alle aspettative dei tempi». E più avanti: «Gesù non ha vincolato la sua Chiesa a nessun mondo, a nessuna civiltà, a nessuna cultura; al contrario: come nella parabola evangelica, il lievito deve agire senza requie, &#8220;informando&#8221; una massa in continuo rinnovamento»(43).</p>
<p>E&#8217; ciò che verifichiamo anche al giorno d&#8217;oggi. Le attuali condizioni della società, che presenta tanti segni di scristianizzazione anche nei Paesi di più antica tradizione cristiana, esigono una nuova evangelizzazione, invocata con insistenza da Giovanni Paolo II in non pochi documenti e allocuzioni, sin dall&#8217;inizio del pontificato. Dall&#8217;Europa sono partiti i missionari per l&#8217;evangelizzazione degli altri continenti. Il Santo Padre lo ricordava ai messicani nel 1990: «Fra due anni celebreremo un avvenimento di importanza capitale: il quinto centenario dell&#8217;incontro tra il mondo europeo e il vostro continente, il Nuovo Mondo (&#8230;). L&#8217;evangelizzazione allora iniziata è ancora in cammino, e questo quinto centenario deve essere per tutti occasione propizia per darle nuova vitalità e nuova spinta»(44) .</p>
<p>Nel 1985, nel discorso al IV Simposio delle Conferenze Episcopali dell&#8217;Europa, il Papa, dopo aver ricordato come l&#8217;attuale ateismo pratico abbia riflessi soprattutto in campo antropologico, disse che l&#8217;uomo europeo deve spalancare le porte ai valori dello spirito. E proprio in questo contesto riprese il proprio richiamo alla seconda evangelizzazione: «L&#8217;Europa, che ad Ovest nella filosofia e nella prassi ha dichiarato talora la &#8220;morte di Dio&#8221; e nell&#8217;Est è giunta a imporla ideologicamente e politicamente, è anche l&#8217;Europa in cui è stata proclamata la &#8220;morte dell&#8217;uomo&#8221; come persona e come valore trascendente»(45).</p>
<p>Di tale nuova evangelizzazione si è occupata di recente un&#8217;Assemblea del Sinodo dei Vescovi per l&#8217;Europa, riunitasi a Roma dal 28 novembre al 14 dicembre 1991. Il Santo Padre l&#8217;ha definita come un avvenimento straordinario per la Chiesa, per l&#8217;Europa e per il mondo(46) . Il Pontefice l&#8217;aveva annunciata il 12 aprile 1990, a Velchrad, assegnandole il compito di riflettere attentamente sull&#8217;importanza di quest&#8217;ora storica per l&#8217;Europa e per la Chiesa, pochi mesi dopo la caduta del muro di Berlino e dei repentini cambiamenti avvenuti nei Paesi dell&#8217;Europa centro_orientale. Gli stessi Vescovi, nella Dichiarazione finale, si riferiscono alla scristianizzazione come fenomeno che riguarda in qualche modo tutti i popoli dell&#8217;Europa(47) .</p>
<p>Il Discorso dei Padri sinodali, pur essendo circoscritto alle regioni dell&#8217;Europa, è applicabile per analogia ad altri continenti, in cui è altrettanto necessaria una più profonda ed vasta evangelizzazione, in quanto, come disse Papa Pio XII: «E&#8217; tutto un mondo, che occorre rifare dalle fondamenta»(48 ).</p>
<p>Nella Dichiarazione finale i Padri sinodali proclamano che l&#8217;evangelizzazione deve raggiungere non solo gli individui, ma anche le culture; che la situazione culturale di ateismo pratico e di materialismo in cui si trova l&#8217;Europa implica una sfida cui dobbiamo rispondere al meglio delle nostre capacità; e per farlo «è indispensabile l&#8217;apporto degli uomini e delle donne di cultura e dei teologi in cordiale sintonia con la Chiesa». Ma avvertono che, nel quadro della nuova evangelizzazione, non è sufficiente prodigarsi per difendere i &#8220;valori evangelici&#8221; come la giustizia e la pace. Soltanto se tali valori sono annunciati come incarnati nella persona di Gesù Cristo, l&#8217;evangelizzazione si potrà dire autenticamente cristiana: i valori evangelici non possono essere separati da Cristo stesso, che ne è la fonte e il fondamento, e che costituisce il centro di tutto l&#8217;annuncio evangelico(49).</p>
<p>Giovanni Paolo II sottolinea il fatto che debbono essere i comuni cristiani a portare Cristo ai loro eguali: «Occorrono araldi del Vangelo, esperti in umanità, che conoscano a fondo il cuore dell&#8217;uomo d&#8217;oggi, ne partecipino gioie e speranze, angosce e tristezze, e allo stesso tempo siano dei contemplativi innamorati di Dio»; e aggiunge: «I grandi evangelizzatori dell&#8217;Europa sono stati i santi. Dobbiamo supplicare il Signore perché accresca lo spirito di santità della Chiesa e ci mandi nuovi santi per evangelizzare il mondo d&#8217;oggi»(50) .</p>
<p>Di fronte alla crisi e alle tensioni che attraversano la nostra società, il Signore vuole uomini e donne che percorrano tutti i cammini della terra per offrire, con la propria vita e con le proprie parole, una testimonianza luminosa dell&#8217;indefettibile santità della Chiesa. Insieme a Mons. Escrivá dobbiamo convincerci che «queste crisi mondiali sono crisi di santi»51 . Ogni cristiano deve chiedersi personalmente come può prendere parte alla ricristianizzazione della società, a cominciare dal proprio ambiente. Gli universitari, professori e studenti, devono prendere coscienza del fatto che la società e la Chiesa hanno bisogno —con urgenza vitale— della dimensione seriamente cristiana del loro lavoro. L&#8217;insegnamento di Mons. Escrivá, che ho cercato di tratteggiare per voi, potrà aiutarvi efficacemente a contribuire, per ciò che vi spetta in quanto universitari, all&#8217;impresa evangelizzatrice che i tempi invocano e alla quale con tanta insistenza ci spinge il Santo Padre Giovanni Paolo II. Presto potremo affidarci anche pubblicamente all&#8217;intercessione del Beato Josemaría Escrivá, affinché il Signore si serva di noi, umili strumenti, come di un fecondo lievito di santità in mezzo al mondo. Non mi resta che esprimere di nuovo la mia gioia per aver partecipato a questo congresso, nel quale ricordate con legittima soddisfazione l&#8217;inizio dei vostri lavori, venticinque anni fa, grazie all&#8217;incoraggiamento di Mons. Escrivá.</p>
<p>+ Alvaro del Portillo Prelato dell&#8217;Opus Dei</p>
<p><em>Note:</em></p>
<p><em>2. Cfr. &#8220;Nuestro Tiempo&#8221;, n. 127, gennaio 1965, p. 96.</em></p>
<p><em>3. Colloqui, n. 76.</em></p>
<p><em>4. Colloqui, n. 77.</em></p>
<p><em>5. Discorso pronunciato in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria di Pamplona (25 ottobre 1960), &#8220;Nuestro Tiempo&#8221;, n. 78, 1960, p. 627.</em></p>
<p><em>6. Colloqui, n. 82.</em></p>
<p><em>7. J. Escrivá de Balaguer, Forgia, Milano 1987, n. 635.</em></p>
<p><em>8. Forgia, n. 636.</em></p>
<p><em>9. J. Escrivá de Balaguer, Cammino, Milano 1988, n. 978.</em></p>
<p><em>10. Colloqui, n. 79.</em></p>
<p><em>11. Colloqui, n. 74.</em></p>
<p><em>12. Si tratta di quattro discorsi pronunciati il 28-XI-1964, il 7-X-1967, il 7-X-1972 e il 9-V-1974: cfr. &#8220;Redacción&#8221;, Pamplona, XI-76.</em></p>
<p><em>13. Discorso accademico (9-V-1974).</em></p>
<p><em>14. Discorso accademico (7-X-1972).</em></p>
<p><em>15. Cfr. Giovanni Paolo II, Esort. ap. Christifideles laici (30-XII-1988), n. 62.</em></p>
<p><em>16. Giovanni Paolo II, Discorso di chiusura dell&#8217;Assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi per l&#8217;Europa (14-XII-1991), n. 3: &#8220;L&#8217;Osservatore Romano&#8221;, 15-XII-1991, pp. 4-5.</em></p>
<p><em>17. Discorso accademico (9-V-1974).</em></p>
<p><em>18. Discorso accademico (7-X-1972).</em></p>
<p><em>19. Discorso accademico (9-V-1974).</em></p>
<p><em> 20. Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus (1-V-1991), n. 36.</em></p>
<p><em>21. Discorso accademico (9-V-1974).</em></p>
<p><em>22. Congregatio de Causis Sanctorum, Romana et Matriten., Decretum super virtutibus heroicis in causa canonizationis Servi Dei Iosephmariae Escrivá de Balaguer (9-IV-1990): AAS 82 (1990), pp. 1450-1455.</em></p>
<p><em>23. Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, n. 43.</em></p>
<p><em>24. Cfr. Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi, n. 20: AAS 68 (1976), p. 19.</em></p>
<p><em>25. J. Escrivá de Balaguer, E&#8217; Gesù che passa, Milano, 3ª ed., 1982, n. 28.</em></p>
<p><em>26. Colloqui, n. 73.</em></p>
<p><em>27. Giovanni Paolo II, Mensaje al mundo universitario, desde Guatemala (7-III-1983): Insegnamenti, VI/1 (1983), p. 644.</em></p>
<p><em>28. Discorso accademico (28-XI-1964).</em></p>
<p><em>29. Colloqui, n. 83.</em></p>
<p><em>30. Giovanni Paolo II, Cost. ap. Ex corde Ecclesiae (15-VIII-1990), n. 2.</em></p>
<p><em>31. J. Escrivá de Balaguer, Amici di Dio, Milano 1978, n. 232.</em></p>
<p><em>32. Colloqui, n. 76.</em></p>
<p><em>33. Cfr. Colloqui, n. 84.</em></p>
<p><em>34. Discorso accademico (7-X-1972).</em></p>
<p><em>35. Cfr. Colloqui, n. 73.</em></p>
<p><em>36. E&#8217; Gesù che passa, n. 51.</em></p>
<p><em>37. J. Escrivá de Balaguer, Solco, Milano 1986, n. 526.</em></p>
<p><em>38. Discorso accademico (9-V-1974).</em></p>
<p><em>39. Discorso accademico (7-X-1972).</em></p>
<p><em>40. Colloqui, n. 90.</em></p>
<p><em>41. Colloqui, n. 76.</em></p>
<p><em>42. Colloqui, n. 77.</em></p>
<p><em>43. J. Escrivá de Balaguer, Discorso pronunciato il 21-X-1960, in occasione della nomina a Dottore honoris causa da parte dell&#8217;Università di Saragozza: &#8220;Revista Universidad de Zaragoza&#8221;, 37, 1960.</em></p>
<p><em>44. Giovanni Paolo II, Omelia, Veracruz (7-V-1990): AAS 82 (1990), p. 1409.</em></p>
<p><em>45. Discorso (11-X-1985), n. 11: Insegnamenti, VIII/2 (1985), p. 917.</em></p>
<p><em>46. Cfr. Giovanni Paolo II, Omelia nella Messa celebrata per gli universitari nella Basilica di San Pietro (17-XII-1991): &#8220;L&#8217;Osservatore Romano&#8221;, 19-XII-1991, p. 6.</em></p>
<p><em>47. Cfr. Dichiarazione, n. 3: Supplemento a &#8220;L&#8217;Osservatore Romano&#8221;, 16-17-XII-1991.</em></p>
<p><em>48. Pio XII, Esortazione ai fedeli di Roma (10-II-1952): AAS 44 (1953), p. 159.</em></p>
<p><em>49. Cfr. Dichiarazione, n. 3.</em></p>
<p><em>50. Giovanni Paolo II, Discorso al Simposio dei Vescovi europei (11-X-1985), n. 13: Insegnamenti, VIII/2 (1985), pp. 918-9.</em></p>
<p><em>51. Cammino, n. 301.</em></p>
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		<title>Dottrina sociale e nuova evangelizzazione</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 07:51:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>blogeditor</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A pochi mesi dalla pubblicazione dell&#8217;Enciclica Centesimus annus, sul numero di settembre 1991 della rivista &#8220;Studi Cattolici&#8221; è stato pubblicato uno studio di S.E. Mons. Alvaro del Portillo, intitolato &#8220;Dottrina sociale e nuova evangelizzazione&#8221;. La Centesimus annus, terza enciclica sociale di Giovanni Paolo II, si colloca, come già la Laborem exercens e la Sollicitudo rei [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alvarodelportillo.wordpress.com&amp;blog=7976551&amp;post=65&amp;subd=alvarodelportillo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:left;"><strong>A pochi mesi dalla pubblicazione dell&#8217;Enciclica Centesimus annus, sul numero di settembre 1991 della rivista &#8220;Studi Cattolici&#8221; è stato pubblicato uno studio di S.E. Mons. Alvaro del Portillo, intitolato &#8220;Dottrina sociale e nuova evangelizzazione&#8221;.</strong></p>
<p style="text-align:left;">La <em>Centesimus annus</em>, terza enciclica sociale di Giovanni Paolo II, si colloca, come già la <em>Laborem exercens</em> e la <em>Sollicitudo rei socialis</em>, in un ammirevole rapporto di continuità-novità con il magistero precedente e, in particolare, con la <em>Rerum novarum</em>. Gettando il proprio sguardo ad un livello insieme più alto e più profondo di quello della contingenza dei fatti, la fede percepisce nell&#8217;avvicendarsi storico la conferma della verità di Dio, della creazione e della provvidenza, dell&#8217;uomo tentato, caduto e salvato. E, nella successione degli eventi, scopre una coerenza intima e misteriosa: lo snodarsi di un unico disegno salvifico. Da qui scaturisce la fedeltà della Chiesa al proprio patrimonio dottrinale: dalla consapevolezza del perenne consistere della verità, dalla certezza della fecondità della grazia che opera nel tempo e dalla persuasione del convergere dei tempi verso l&#8217;avvento di Cristo, Giudice e Re dell&#8217;universo. La continuità del magistero ecclesiastico è insopprimibile fedeltà alla verità, di cui la Chiesa è testimone; la novità scaturisce dal suo inserimento nella mutevolezza delle situazioni storiche, bisognose di essere via via comprese alla luce di quella verità.</p>
<p style="text-align:left;">La Centesimus annus presenta una ricchezza tematica tale da rendere plausibili, e direi necessari, diversi piani di lettura. Ma la chiave più profonda, senza la quale il testo perderebbe la propria coerenza e il proprio peso, emerge dalla premessa appena accennata: ci troviamo di fronte in primo luogo non ad una denuncia delle disfunzioni presenti nella società contemporanea o dei pericoli che sovrastano l&#8217;umanità, né ad una proposta di possibili rimedi settoriali. Il Papa proclama, ancora una volta, la verità rivelata da Dio, che giudica lo sforzo dell&#8217;uomo. E lo fa con la fermezza di chi di tale verità è stato costituito quale supremo depositario.</p>
<p style="text-align:left;">Rileggendo oggi la Rerum novarum non si possono non mettere a confronto i severi ammonimenti di Leone XIII con la tragica sequenza di soprusi e sofferenze che hanno attraversato il nostro secolo, nella tensione e spesso nella sovrapposizione di liberalismo e socialismo. La forza profetica del magistero della Chiesa vi appare drammaticamente confermata. Dinanzi al conflitto senza «regola né norma» (CA, n. 5) che opponeva capitale e lavoro, dinanzi alle lacerazioni da cui era scossa la società, allo sfruttamento indiscriminato di uomini e popoli, all&#8217;esplodere della lotta di classe, alla diffusione dell&#8217;ideologia materialistica, il Papa proclamò «le condizioni fondamentali della giustizia nella congiuntura economica e sociale di allora» (ibid.).</p>
<p style="text-align:left;">Dalla pubblicazione della grande enciclica leoniana, e certamente in gran parte come frutto dei principi in essa esposti, molta strada è stata fatta. Eppure, dopo un secolo, quelle ingiustizie non risultano ancora pienamente corrette, altre non meno gravi sono subentrate e, se un sistema economico-sociale disumano sembra crollato, le sue vittime appaiono ancora lontane dall&#8217;inserimento entro un orizzonte degno dell&#8217;uomo, mentre il consolidamento di strutture e mentalità anch&#8217;esse materialistiche grava sul mondo più che come una semplice minaccia. Questo lo sfondo su cui si inserisce la nuova enciclica. Una constatazione appare ovvia: la fede ci deve portare a cogliere negli insegnamenti della Centesimus annus la stessa forza profetica che l&#8217;esperienza storica ha evidenziato nella Rerum novarum e ad ascoltare la voce di Giovanni Paolo II con la saggezza che, se non fosse mancata ai destinatari immediati dell&#8217;insegnamento di Leone XIII, avrebbe evitato tante sciagure. E&#8217; troppo sperare che l&#8217;umanità impari a non cadere sempre negli stessi errori, nelle stesse imperdonabili leggerezze?</p>
<p style="text-align:left;">Questa, mi sembra, la chiave di lettura decisiva. Come scrive il Santo Padre: «La dimensione teologica risulta necessaria sia per interpretare che per risolvere gli attuali problemi della convivenza umana» (n. 55), perché soltanto la fede rivela pienamente all&#8217;uomo la sua vera identità, la sua dignità inviolabile (cfr. n. 54), e può quindi fondare una visione morale obiettiva e coerente delle questioni sociali che si presentano nei diversi contesti storici. Occorre ricordare oggi all&#8217;umanità tutta, e con particolare vigore, il monito che percorre l&#8217;intero magistero sociale della Chiesa: «Non c&#8217;è vera soluzione della &#8220;questione sociale&#8221; fuori del Vangelo» (n. 5). Solo in esso le realtà nuove possono trovare «il loro spazio di verità e la dovuta impostazione morale» (ibid.).</p>
<p style="text-align:left;">E&#8217; necessario spiegare con estrema chiarezza che la dottrina sociale è parte integrante dell&#8217;insegnamento morale della Chiesa (cfr. n. 55): essa non offre suggerimenti tecnici ai responsabili delle nazioni, ma, segnando la linea invalicabile che separa il bene dal male, la violenza dal rispetto della libertà, i diritti della persona dalla sopraffazione, il magistero sociale è una luce che illumina dall&#8217;alto l&#8217;agire umano e chiarisce le condizioni indispensabili affinché possa pervenire a soluzioni degne dell&#8217;uomo. Questo è il terreno che dà il suo senso ultimo all&#8217;avvertimento rivolto dal Santo Padre agli uomini del nostro tempo: non si possono bandire «dall&#8217;arena politica il diritto e la morale» in nome di un falso realismo (n. 25); «se verranno meno la tensione morale e la forza cosciente di rendere testimonianza alla verità» (n. 27), lutti e conflitti si perpetueranno ovunque.</p>
<p style="text-align:left;">In quest&#8217;ottica molti richiami della Centesimus annus presentano il carattere di condizioni discriminanti per il futuro dell&#8217;umanità. Si leggano, ad esempio, gli ammonimenti relativi alla necessità del dialogo e dell&#8217;intesa nei rapporti fra le parti sociali o fra le nazioni: «Bisogna ripudiare (&#8230;) l&#8217;idea che la lotta per la distruzione dell&#8217;avversario, la contraddizione e la guerra stessa siano fattori di progresso e di avanzamento della storia» (n. 18). La medesima gravità si coglie nei riferimenti al futuro dei Paesi che facevano parte del blocco comunista: «La presente condizione di difficoltà e di penuria è la conseguenza di un processo storico, di cui i Paesi ex-comunisti sono stati spesso oggetto e non soggetto (&#8230;). L&#8217;aiuto degli altri Paesi soprattutto europei, che hanno avuto parte nella medesima storia e ne portano le responsabilità, corrisponde ad un debito di giustizia» (n. 28).</p>
<p style="text-align:left;">Sono affermazioni che scuotono la coscienza contemporanea, fino a far vacillare abitudini e certezze che permeano, come assiomi indiscutibili, la mentalità dell&#8217;uomo occidentale. La prospettiva morale dell&#8217;enciclica mette in crisi gran parte delle certezze cui si ispirano i progetti di espansione della società presente. Un altro esempio: gli accenni allo sviluppo delle aree depresse contengono un potenziale critico dirompente nei confronti di un sistema economico polarizzato nella ricerca del benessere. Il Papa afferma: «Sarà necessario uno sforzo straordinario per mobilitare le risorse (&#8230;) verso fini di crescita economica e di sviluppo comune, ridefinendo le priorità e le scale di valori, in base ai quali si decidono le scelte economiche e politiche» (n. 28).</p>
<p style="text-align:left;">La responsabilità dei Paesi ricchi emerge indilazionabile: «Occorre rompere le barriere e i monopoli che lasciano tanti popoli ai margini dello sviluppo» (n. 35). «Tale obiettivo richiede sforzi programmati e responsabili da parte di tutta la comunità internazionale» (ibid.); «la scelta di investire in un luogo piuttosto che in un altro, in un settore produttivo piuttosto che in un altro, è sempre una scelta morale» (n. 36). Ancora: bisogna «abbandonare la mentalità che considera i poveri —persone e popoli— come un fardello e come fastidiosi importuni, che pretendono di consumare quanto altri han prodotto (&#8230;). L&#8217;elevazione dei poveri è una grande occasione per la crescita morale, culturale ed anche economica dell&#8217;intera umanità» (n. 28). L&#8217;affermazione del dovere morale di indirizzare l&#8217;economia al bene comune (cfr. n. 58) impone la necessità di un&#8217;urgente revisione dei valori dominanti: «Si tratta (&#8230;) di aiutare interi popoli, che ne sono esclusi ed emarginati, ad entrare nel circolo dello sviluppo economico ed umano. Ciò sarà possibile non solo attingendo al superfluo, che il nostro mondo produce in abbondanza, ma soprattutto cambiando gli stili di vita, i modelli di produzione e di consumo, le strutture consolidate di potere che oggi reggono le società» (ibid.).</p>
<p style="text-align:left;">Ogni riflessione in sede di economia e politica si rivelerà adeguata alle necessità reali dell&#8217;uomo e della società solo nella misura in cui saprà rispettare i principi etici vincolanti che pulsano negli appelli del Santo Padre. La loro trasposizione sul terreno economico e politico sarà autentica solo se rispecchierà davvero e in modo costante l&#8217;elemento che costituisce il centro di tutto l&#8217;insegnamento sociale della Chiesa: l&#8217;uomo nella sua dignità di persona e nel suo destino eterno. Esiste infatti una mirabile corrispondenza fra la morale e l&#8217;antropologia cristiana: «Nel modo in cui insorgono e sono definiti i nuovi bisogni, è sempre operante una concezione più o meno adeguata dell&#8217;uomo e del suo vero bene (&#8230;). E&#8217; necessario lasciarsi guidare da un&#8217;immagine integrale dell&#8217;uomo, che rispetti tutte le dimensioni del suo essere e subordini quelle materiali e istintive a quelle interiori e spirituali» (n. 36).</p>
<p style="text-align:left;">Le considerazioni della Centesimus annus sul fallimento dei regimi comunisti riflettono non già una scelta ideologica di campo, ma i dettami etici fondamentali che emergono dalla verità cristiana sull&#8217;uomo: «Ciò che fa da trama e, in certo senso, da guida (&#8230;) a tutta la dottrina sociale della Chiesa è la corretta concezione della persona umana e del suo valore unico» (n. 11). Così «l&#8217;errore fondamentale del socialismo è di carattere antropologico (&#8230;): scompare il concetto di persona come soggetto autonomo di decisione morale, il quale costruisce mediante tale decisione l&#8217;ordine sociale» (n. 13). Ridotto a semplice molecola della società, l&#8217;uomo viene a dipendere dalla macchina sociale e da coloro che la controllano. La stessa inefficienza del sistema economico collettivistico «non va considerata come un problema soltanto tecnico, ma piuttosto come conseguenza della violazione dei diritti umani all&#8217;iniziativa, alla proprietà ed alla libertà nel settore dell&#8217;economia» (cfr. n. 24).</p>
<p style="text-align:left;"><strong>Radicale insufficienza dell&#8217;economia La diagnosi non lascia spazio a dubbi.</strong></p>
<p style="text-align:left;">La prima causa di tale radicale negazione della dignità e dell&#8217;autonomia della persona sta nell&#8217;ateismo: «La negazione di Dio priva la persona del suo fondamento e, di conseguenza, induce a riorganizzare l&#8217;ordine sociale prescindendo dalla dignità e responsabilità della persona» (n. 13). «Se non esiste una verità trascendente, obbedendo alla quale l&#8217;uomo acquista la sua piena identità, allora non esiste nessun principio sicuro che garantisca giusti rapporti tra gli uomini (&#8230;).Se non si riconosce la verità trascendente, allora trionfa la forza del potere (&#8230;). La radice del moderno totalitarismo, dunque, è da individuare nella negazione della trascendente dignità della persona umana, immagine visibile del Dio invisibile e, proprio per questo, per sua natura stessa, soggetto di diritti che nessuno può violare» (n. 45).</p>
<p style="text-align:left;">Parallelamente, le disfunzioni dell&#8217;economia di mercato nascono dalla medesima negazione pratica, dall&#8217;aver posto cioè in primo piano «valori puramente utilitaristici, con la sollecitazione degli istinti e delle tendenze al godimento immediato, la quale rende difficile il riconoscimento ed il rispetto della gerarchia dei veri valori dell&#8217;umana esistenza» (n. 29). Il libero mercato si è dimostrato come lo strumento più efficace per soddisfare i bisogni &#8220;solvibili&#8221;; ma molti bisogni primari non possono aver accesso al mercato. Perciò Giovanni Paolo II ammonisce in tono accorato: «E&#8217; stretto dovere di giustizia e di verità impedire che i bisogni umani fondamentali rimangano insoddisfatti e gli uomini che ne sono oppressi periscano (&#8230;). Esiste un qualcosa che è dovuto all&#8217;uomo perché è uomo, in forza della sua eminente dignità» (n. 34).</p>
<p style="text-align:left;">Ciò mostra la radicale insufficienza dell&#8217;economia e la sua necessaria subordinazione alla morale (solo in questo senso, fra l&#8217;altro, si giustifica la richiesta dell&#8217;opportuno controllo del mercato da parte delle forze sociali e dello Stato: cfr. n. 35): «Il sistema economico non possiede al suo interno criteri che consentano di distinguere correttamente le forme nuove e più elevate di soddisfacimenti dei bisogni umani dai nuovi bisogni indotti, che ostacolano la formazione di una matura personalità (&#8230;). E&#8217; necessario, perciò, adoperarsi per costruire stili di vita, nei quali la ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli altri uomini per una crescita comune siano gli elementi che determinano le scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti» (n. 36).</p>
<p style="text-align:left;">Il problema vero, dunque, non sta nel dirimere l&#8217;alternativa fra capitalismo e comunismo, economia d&#8217;impresa e collettivismo. Giovanni Paolo II si domanda se, dopo il fallimento del comunismo, il capitalismo possa essere considerato come il sistema vincente. E osserva che, se la libertà economica non è posta in connessione con la libertà integrale della persona e con la sua dimensione etica e religiosa, che ne costituisce il centro, allora la risposta è negativa (cfr. n. 42). Parlavo di potenziale critico presente nelle affermazioni dell&#8217;enciclica. La critica, precisa il Santo Padre, non riguarda il sistema economico, ma il suo fondamento etico: quando l&#8217;economia ignora la dimensione trascendente, «perde la sua necessaria relazione con la persona umana e finisce con l&#8217;alienarla ed opprimerla» (n. 39).</p>
<p style="text-align:left;">Si evidenzia allora, anche nei moderni regimi pluralistici, l&#8217;insopprimibilità del rapporto fra politica ed etica: «Come ai tempi del vecchio capitalismo lo Stato aveva il dovere di difendere i diritti fondamentali del lavoro, così ora col nuovo capitalismo esso e l&#8217;intera società hanno il dovere di difendere i beni collettivi che, tra l&#8217;altro, costituiscono la cornice al cui interno soltanto è possibile per ciascuno conseguire legittimamente i suoi fini individuali. Si trova qui un nuovo limite del mercato: ci sono bisogni collettivi e qualitativi che non possono essere soddisfatti mediante i suoi meccanismi; ci sono esigenze umane importanti che sfuggono alla sua logica; ci sono dei beni che, in base alla loro natura, non si possono e non si debbono vendere e comprare» (n. 40).</p>
<p style="text-align:left;">L&#8217;appassionata difesa della vita fin dal concepimento; la tutela della famiglia come «santuario della vita» (n. 39); la denuncia delle campagne demografiche e delle politiche che, «estendono il loro raggio di azione fino ad arrivare, come in una &#8220;guerra chimica&#8221;, ad avvelenare la vita di milioni di esseri umani indifesi» (ibid.)&#8230;: tutto questo scaturisce, come esigenza che non può essere ulteriormente ignorata, dalla verità integrale sull&#8217;uomo rivelata da Dio. Ad una società che sta operando una massiccia «inversione tra i mezzi e i fini» (n. 41) cui l&#8217;uomo deve tendere, il Papa ricorda: «E&#8217; alienato l&#8217;uomo che rifiuta di trascendere se stesso e di vivere l&#8217;esperienza del dono di sé e della formazione di un&#8217;autentica comunità umana, orientata al suo destino ultimo che è Dio. E&#8217; alienata la società che, nelle sue forme di organizzazione sociale, di produzione e di consumo, rende più difficile la realizzazione di questo dono ed il costituirsi di questa solidarietà interumana» (ibid.).</p>
<p style="text-align:left;"><strong>Strumento di evangelizzazione</strong></p>
<p style="text-align:left;">Il quadro qui tracciato ci mostra che quest&#8217;enciclica costituisce un segno ulteriore della vastità d&#8217;orizzonti con cui il Santo Padre concepisce la nuova evangelizzazione, che egli sta additando alla Chiesa come frontiera primaria del suo amore per l&#8217;uomo e che trova nella promozione della giustizia uno dei punti cruciali (cfr. n. 58). Infatti la dottrina sociale della Chiesa, lungi da apparire assimilabile ad un&#8217;ideologia (cfr. Sollicitudo rei socialis, n. 41), è anzitutto un formidabile strumento di evangelizzazione, in quanto propone le dirette conseguenze del messaggio cristiano nella vita della società ed «inquadra il lavoro quotidiano e le lotte per la giustizia nella testimonianza a Cristo Salvatore» (n. 5). Il suo approfondimento, la sua diffusione e la sua applicazione diventano non solo tangibili espressioni di fedeltà a Cristo e alla Chiesa (cfr. Giovanni Paolo II, Discorso ai Vescovi Latinoamericani a Puebla, 28 gennaio 1979, III, 7), ma anche punti fermi dell&#8217;impegno cristiano a favore dell&#8217;uomo.</p>
<p style="text-align:left;"> La dottrina sociale della Chiesa è dunque annuncio della verità integrale sull&#8217;uomo, «questo uomo che, come il Concilio Vaticano II ricorda, è la sola creatura che Dio abbia voluto per se stessa e per cui Dio ha il suo progetto, cioè la partecipazione all&#8217;eterna salvezza» (n. 53). Cristo, mediante il Sacrificio della Croce, ha conquistato per gli uomini l&#8217;ineffabile dono della filiazione divina: è questa, in sintesi, la verità da proclamare nella sua pienezza, questo il «senso dell&#8217;uomo» che la Chiesa riceve dalla divina Rivelazione (cfr. n. 55) ed ha la missione di annunciare al mondo. Illustrando la dignità della persona umana, il Santo Padre ha scritto: «Creato da Dio a sua immagine e somiglianza e redento dal sangue preziosissimo di Cristo, l&#8217;uomo è chiamato ad essere figlio nel Figlio e tempio vivo dello Spirito, ed è destinato all&#8217;eterna vita di comunione beatificante con Dio» (Esort. Apost. Christifideles laici, n. 37).</p>
<p style="text-align:left;">Non siamo di fronte ad affermazioni astratte, ma a verità che coinvolgono tutta la persona e le sue attività. Fra queste spicca il lavoro, il cui valore nel piano divino è condensato dall&#8217;espressione biblica secondo la quale Dio creò l&#8217;uomo ut operaretur (Gen 2, 15). Uno dei compiti più attuali a cui il Santo Padre chiama i cristiani consiste proprio nell&#8217;evangelizzare la società contemporanea circa il senso del lavoro e la sua dignità. La prospettiva in cui si colloca l&#8217;insegnamento del Papa sul lavoro è decisamente teologica. Tutte le sue riflessioni attingono la pienezza del proprio significato solo se lette entro il contesto del rapporto dell&#8217;uomo con Dio: il lavoro è anzitutto dono di Dio e, come tale, per l&#8217;uomo costituisce una vocazione. In questo senso esse è testimonianza della dignità della creatura razionale (cfr. n. 6) e del suo dominio sulla creazione (cfr. n. 32). Ed in questo senso, in quanto risposta al disegno divino, è fonte di arricchimento della personalità nella sua interezza, contributo al vero progresso di tutta l&#8217;umanità (cfr. n. 32) e vincolo di unione con gli altri uomini: «Oggi più che mai lavorare è un lavorare con gli altri e un lavorare per gli altri» (n. 31).</p>
<p style="text-align:left;">Alla luce del mistero di Cristo, il lavoro acquista per i cristiani ulteriori prospettive soprannaturali. Come ebbe ad insegnare il Fondatore dell&#8217;Opus Dei, il lavoro, «essendo stato assunto da Cristo, diventa attività redenta e redentrice: non solo è l&#8217;ambito nel quale l&#8217;uomo vive, ma mezzo e strada di santità, realtà santificabile e santificatrice» (È Gesù che passa, Ares, Milano 1982, 3ª ed., n. 47). L&#8217;operare umano rivela così ancora più profondamente la propria intrinseca ed inseparabile valenza teologica.</p>
<p style="text-align:left;">Comprendere tutto questo, e portarlo alla vita, ha conseguenze personali e sociali di immensa portata. Il lavoro, infatti, in tale prospettiva, mostra potenzialità inesplorate e si pone come fattore attivo di sviluppo spirituale. Il Santo Padre osserva che «nel nostro tempo diventa sempre più rilevante il ruolo del lavoro umano, come fattore produttivo delle ricchezze immateriali» (n. 31). I limiti dell&#8217;approccio individualistico e materialistico al lavoro, con gli scompensi sociali che inevitabilmente ne derivano, possono venire superati soltanto entro questa visione teologica. Quando l&#8217;uomo scopre che il lavoro è uno degli ambiti principali in cui egli è chiamato da Dio ad offrire il proprio contributo al procedere storico del piano salvifico, quando lo vede come compimento della propria vocazione nel mondo, il suo sforzo quotidiano assume tutte le caratteristiche di espressione consapevole dell&#8217;amore per Dio e per gli altri.</p>
<p style="text-align:left;">La nostra epoca ha bisogno di superare la separazione fra vita cristiana e lavoro. Le considerazioni del Santo Padre sul lavoro come terreno di perfezionamento ascetico (cfr. nn. 27 e 32) sono illuminanti con i loro riferimenti a virtù cristiane quali la diligenza, la laboriosità, la prudenza, la veridicità, l&#8217;affidabilità, la fedeltà nei rapporti interpersonali, la fortezza. Il lavoro professionale appare come spazio creativo nel quale la vocazione universale alla santità si nutre e si sviluppa. Nelle contrarietà, nei problemi, nei successi, nelle conquiste che accompagnano il lavoro, l&#8217;uomo trova spunti sempre nuovi di fattivo dialogo con il Signore: ne intuisce la volontà, ne intravede l&#8217;infinita sapienza, tocca il mistero di Dio che si rende presente nel mondo. Aiutare i laici a fondere in unità il lavoro, la preghiera e l&#8217;apostolato significa aprire prospettive veramente incoraggianti all&#8217;evangelizzazione del mondo contemporaneo.</p>
<p style="text-align:left;"> <strong>L&#8217;insegnamento del Santo Josemaría Escrivá</strong></p>
<p style="text-align:left;">Non posso fare a meno, in questo contesto, di rivolgere il mio pensiero alla figura del Venerabile Josemaría Escrivá, riconosciuto da tanti autorevoli testimoni, sia per i suoi insegnamenti che per l&#8217;ispirata fedeltà con cui portò a termine la propria missione di Fondatore e guida dell&#8217;Opus Dei, quale autentico pioniere di quest&#8217;importantissima ed attualissima frontiera della pastorale. Egli percepì con chiarezza il contenuto teologico che l&#8217;attività dell&#8217;uomo può avere: «L&#8217;uomo, pertanto, non deve limitarsi a fare delle cose, a costruire oggetti. Il lavoro nasce dall&#8217;amore, manifesta l&#8217;amore, è ordinato all&#8217;amore. Riconosciamo Dio non solo nello spettacolo della natura, ma anche nell&#8217;esperienza del nostro lavoro, del nostro sforzo. Sapendoci posti da Dio sulla terra, amati da Lui ed eredi delle sue promesse, il lavoro diventa preghiera, rendimento di grazie. E&#8217; giusto che ci si dica: Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per gloria di Dio (1 Cor 10, 31). Il lavoro è anche apostolato, occasione di servizio agli uomini per far loro conoscere Cristo e condurli al Padre, come conseguenza della carità che lo Spirito Santo infonde nelle anime» (E&#8217; Gesù che passa, nn. 48_49).</p>
<p style="text-align:left;">Altro elemento centrale d&#8217;evangelizzazione è, nel contesto dell&#8217;enciclica, il senso della libertà: centrale sia per la consapevolezza attuale del valore della libertà, sia perché i sistemi sociali più diffusi sono imperniati su una concezione spesso parziale di essa. Il Papa torna a più riprese su questo argomento, ponendo sempre il punto di partenza nel legame che deve unire libertà e verità. Riferendosi alla Rerum novarum, scrive: «Leggendo l&#8217;enciclica in connessione con tutto il ricco magistero leoniano, si nota come essa indichi, in fondo, le conseguenze sul terreno economico_sociale di un errore di più vasta portata. L&#8217;errore consiste in una concezione della libertà umana che la sottrae all&#8217;obbedienza alla verità e, quindi, anche al dovere di rispettare i diritti degli altri uomini. Contenuto della libertà diventa allora l&#8217;amore di sé fino al disprezzo di Dio e del prossimo, amore che conduce all&#8217;affermazione illimitata del proprio interesse e non si lascia limitare da alcun obbligo di giustizia» (n. 17). «L&#8217;uomo che si preoccupa solo o prevalentemente dell&#8217;avere e del godimento, non più capace di dominare i suoi istinti e le sue passioni e di subordinarle mediante l&#8217;obbedienza alla verità, non può essere libero: l&#8217;obbedienza alla verità su Dio e sull&#8217;uomo è la condizione prima della libertà, consentendogli di ordinare i propri bisogni, i propri desideri e le modalità del loro soddisfacimento secondo una giusta gerarchia, di modo che il possesso delle cose sia per lui un mezzo di crescita» (n. 41). Le conseguenze di questo smarrimento della libertà, ripercorse puntualmente dal Papa (cfr. nn. 17_19), dovrebbero farci riflettere sulle parole di Cristo, che ancor oggi risuonano inascoltate: «La verità vi farà liberi» (Gv 8, 32).</p>
<p style="text-align:left;">In un mondo che sembra aver perduto il coraggio e la speranza della verità, la libertà conosce terribili minacce. Giovanni Paolo II scrive: «Oggi si tende ad affermare che l&#8217;agnosticismo ed il relativismo scettico sono la filosofia e l&#8217;atteggiamento fondamentale rispondenti alle forme politiche democratiche, e che quanti sono convinti di conoscere la verità ed aderiscono con fermezza ad essa non sono affidabili dal punto di vista democratico, perché non accettano che la verità sia determinata dalla maggioranza o sia variabile a seconda dei diversi equilibri politici» (n. 46). I drammi maturati nella storia del XX secolo oppongono a questa obiezione la domanda essenziale, che il Santo Padre riprende da Leone XIII: «Da cosa derivano infatti, tutti i mali a cui la Rerum novarum vuole reagire se non da una libertà che, nel campo dell&#8217;attività economica e sociale, si distacca della verità sull&#8217;uomo?» (n. 4). La risposta è chiara: «L&#8217;obbedienza alla verità su Dio e sull&#8217;uomo è la condizione prima della libertà» (n. 41). Ma per accettare questa verità occorre il coraggio di rinunciare alla sete «dell&#8217;avere e del godimento» (ibid.), di dominare gli istinti e le passioni, i cui miraggi snaturano l&#8217;essere dell&#8217;uomo e ne deformano la verità.</p>
<p style="text-align:left;"><strong>Non teoria, ma fondamento per l&#8217;azione</strong></p>
<p style="text-align:left;">Libertà nell&#8217;uomo non equivale ad autonomia. Essa è un dono che proviene da Dio e mira a renderci partecipi del suo dominio sulla creazione. Il suo elemento costitutivo è dunque l&#8217;orientamento verso il bene e, in definitiva, verso Dio stesso. La libertà ci è stata data perché potessimo amare Dio e ricondurre a Lui tutta la creazione. Quindi non è capriccio, arbitrarietà, assenza di impegni. Al contrario, essa giunge a compimento solo attraverso il dono di sé, il sacrificio, l&#8217;abnegazione.</p>
<p style="text-align:left;">Due culture sembrano divaricarsi insanabilmente, due concezioni della vita che hanno nella differente interpretazione della struttura della libertà il proprio fondamento: da una parte, una libertà intesa come ricerca dell&#8217;autorealizzazione, attraverso la pura espressione delle pulsioni istintive e la soddisfazione immediata delle esigenze vitali, da cui deriva un individualismo che frantuma la società; dall&#8217;altra, l&#8217;emergere della concezione cristiana della libertà, quale accoglimento generoso della missione ricevuta da Dio e volontario dono di sé. Da una parte, il rifiuto di ogni vincolo; dall&#8217;altra, la riscoperta e il compimento degli elementi fondamentali dell&#8217;etica: il bene come fine dell&#8217;agire umano; l&#8217;obbligatorietà per la coscienza dei vincoli che ne discendono; l&#8217;autotrascendersi dell&#8217;individuo nella solidarietà, come impegno disinteressato al servizio del bene del prossimo.</p>
<p style="text-align:left;">Parlavo della dottrina sociale come parte dell&#8217;insegnamento morale della Chiesa. Mi sembra importante sottolineare come, proprio in questa chiave, Giovanni Paolo II insista sulla necessità che il messaggio evangelico non venga considerato come «una teoria, ma prima di tutto un fondamento e una motivazione per l&#8217;azione» (n. 57): «Oggi più che mai la Chiesa è cosciente che il suo messaggio sociale troverà credibilità nella testimonianza delle opere, prima che nella sua coerenza e logica interna» (ibid.). La risposta più efficace alla crisi di valori in cui versa la società contemporanea risiede dunque nella testimonianza di coerenza che i cristiani debbono offrire. E questa coerenza dipende in radice dalla capacità di rispecchiare nelle opere quella confluenza, caratteristica effettiva dell&#8217;agire cristiano, della giustizia con la carità che riceve dal loro riferimento originario a Dio la propria autenticazione: «Incidiamolo bene nella nostra anima, perché lo si noti nel nostro comportamento: in primo luogo, la giustizia verso Dio. Questa è la pietra di paragone della vera fame e sete di giustizia (Mt 5, 6), che si distingue dal vociare degli invidiosi, dei malcontenti, degli egoisti e degli avari&#8230; Il rifiutare al nostro Creatore e Redentore il riconoscimento dei beni innumerevoli e ineffabili che ci concede, è infatti l&#8217;ingiustizia più ingrata e tremenda. Voi, se davvero vi sforzate di essere giusti, considererete spesso la vostra dipendenza da Dio —Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? (1 Cor 4, 7)—, per riempirvi di gratitudine e di desideri di corrispondenza» (Josemaría Escrivá, Amici di Dio, n. 167).</p>
<p style="text-align:left;">In modo particolare, ai fedeli laici, «chiamati a contribuire, quasi dall&#8217;interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo» (cfr. Cost. dog. Lumen gentium, n. 31), compete un ruolo primario nell&#8217;evangelizzazione che attende la Chiesa. Punto nodale della loro testimonianza è il fattivo impegno per la promozione della giustizia: «La Chiesa non ha modelli da proporre. I modelli reali e veramente efficaci possono solo nascere nel quadro delle diverse situazioni storiche, grazie allo sforzo di tutti» (n. 43). Un compito immane e pressante, dinanzi al quale il Santo Padre ha voluto ricordare che «perché si attui la giustizia ed abbiano successo i tentativi degli uomini per realizzarla, è necessario il dono della grazia che viene da Dio. Per mezzo di essa, in collaborazione con la libertà degli uomini, si ottiene quella misteriosa presenza di Dio nella storia che è la Provvidenza» (n. 59).</p>
<p style="text-align:center;">+ Alvaro del Portillo</p>
<p style="text-align:center;">Prelato dell&#8217;Opus Dei</p>
<p style="text-align:left;"><a href="http://www.romana.org/art/13_3.7_1">Rivista <em>Romana</em>, N° 13, Luglio &#8211; Dicembre 1991, Pagina 266</a></p>
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		<title>Nascondersi e scomparire perché brilli soltanto Gesù</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 12:13:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>blogeditor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Anno sacerdotale]]></category>

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		<description><![CDATA[Omelia nella Solenne Messa pro Sancta Ecclesia, il 7-I-1991, nella Basilica di Sant&#8217;Eugenio a Valle Giulia, concelebrata da S.E. Rev. Mons. Alvaro del Portillo con il suo Vicario Generale e con gli altri Vicari della Prelatura convenuti a Roma, in occasione della propria ordinazione episcopale. I. Con profonda emozione, e con tutta la devozione di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alvarodelportillo.wordpress.com&amp;blog=7976551&amp;post=60&amp;subd=alvarodelportillo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Omelia nella Solenne Messa pro Sancta Ecclesia, il 7-I-1991, nella Basilica di Sant&#8217;Eugenio a Valle Giulia, concelebrata da S.E. Rev. Mons. Alvaro del Portillo con il suo Vicario Generale e con gli altri Vicari della Prelatura convenuti a Roma, in occasione della propria ordinazione episcopale.</em></strong></p>
<p>I. Con profonda emozione, e con tutta la devozione di cui ero capace, ho ricevuto ieri, dalle mani del Santo Padre Giovanni Paolo II, l&#8217;ordinazione episcopale: una nuova effusione dello Spirito Santo, con la quale Cristo mi ha incorporato nel Collegio dei Vescovi, che succede a quello degli Apostoli(1) . Nell&#8217;odierna concelebrazione del Santo Sacrificio, che offriamo per la Santa Chiesa, desidero chiedervi di unirvi alla mia preghiera per la persona e le intenzioni del Romano Pontefice, successore di Pietro, fondamento perpetuo e visibile dell&#8217;unità di fede e di comunione(2) nella Chiesa. Uniamoci adesso, in modo particolare, al Santo Padre, nella sua accorata supplica per la pace del mondo, così minacciata in questi giorni.</p>
<p>La data di ieri mi richiama alla memoria un&#8217;altra ricorrenza, il cui ricordo è impresso nel mio cuore. Mi riferisco al 28 novembre 1982, giorno in cui il Papa ha eretto l&#8217;Opus Dei in Prelatura Personale: tale decisione pontificia segnò il termine del lungo cammino giuridico dell&#8217;Opera, che è una pagina della storia della Chiesa scritta dal nostro Fondatore, sostenuto dalla Madonna, con la sua eroica fedeltà alla missione divina ricevuta. Dio volle che il suo Servo non vedesse sulla terra la conclusione di quest&#8217;itinerario e dispose che fossero i suoi figli a raccogliere i frutti della sua orazione, del suo sacrificio e del suo incessante lavoro. Adesso, con l&#8217;ordinazione episcopale del primo successore di Mons. Escrivá, trova ancora una volta compimento la Sacra Scrittura, che dice: &#8220;Dio ha onorato il Padre nei figli&#8221;(3) .</p>
<p>L&#8217;ordinazione episcopale del Prelato significa un gran bene spirituale per la Prelatura dell&#8217;Opus Dei, e, nel contempo, un nuovo attestato da parte della Santa Sede sulla sua natura giuridica quale struttura giurisdizionale nella Chiesa. L&#8217;episcopato conferisce una nuova grazia sacramentale al Pastore della Prelatura e rafforza sacramentalmente la sua unione con il Papa e con i Vescovi. Vi invito a continuare a pregare ogni giorno per la Gerarchia della Chiesa, amando sinceramente tutti i suoi membri. Inoltre, pur sapendo che non mi manca mai, vi chiedo il sostegno della vostra preghiera, per corrispondere alla grazia divina e imitare l&#8217;esempio di Cristo, Buon Pastore delle nostre anime(4) , che non solo si prende cura di noi, come abbiamo ascoltato nella prima lettura della Messa(5) , ma dà la vita per le sue pecore(6) .</p>
<p>Nei quarant&#8217;anni che ho avuto il privilegio di trascorrere accanto al nostro Fondatore l&#8217;ho visto seguire le orme di Gesù e mettere in pratica l&#8217;immagine evangelica del Buon Pastore che dona la vita per il proprio gregge. Lavorando accanto a lui, giorno dopo giorno, ho potuto comprendere che cosa significa spendere la propria esistenza per gli altri, dimenticarsi di se stesso, sacrificarsi senza riserve, rinunciare persino al proprio onore, vincere la stanchezza, santificare il dolore, vivere la povertà, senza perdere mai la gioia e sospinto unicamente dall&#8217;amore: un ardente amore per Dio e per tutte le anime. Tutto sembrava poco a nostro Padre, che desiderava dare di più, aiutare di più, servire di più la Santa Chiesa. Perciò, soprattutto negli ultimi mesi di vita, quando presentiva che si avvicinava il momento così atteso di vedere il Signore faccia a faccia, ripeteva: «dal Cielo potrò aiutarvi meglio».</p>
<p>Possiamo ben dire che si sono avverate queste sue parole! Non è vero che sperimentiamo quotidianamente il suo aiuto dal Cielo? Ed è così sollecita ed efficace la sua intercessione, che adesso milioni di persone nel mondo intero recitano la preghiera per la devozione privata, scrivono per comunicare i favori ottenuti e chiedono a Dio la beatificazione e canonizzazione del Venerabile Josemaría Escrivá.</p>
<p>L&#8217;assenza fisica di nostro Padre durante la consacrazione episcopale di ieri mi ha ricordato che non volle essere presente neanche quando per la prima volta tre membri dell&#8217;Opera, tra cui c&#8217;ero anch&#8217;io, ricevettero l&#8217;ordinazione sacerdotale. Anche nelle successive ordinazioni sacerdotali di figli suoi si comportò allo stesso modo. Quel giorno, il 25 giugno 1944, il nostro Fondatore preferì celebrare la Santa Messa alla stessa ora in cui si sarebbe svolta la cerimonia, pregando per la santità dei suoi figli. Non desiderava ricevere congratulazioni, giacché, come soleva ricordare, «il mio compito è nascondermi e scomparire, affinché brilli soltanto Gesù»(7) .</p>
<p>La sua condotta fu per noi esempio di un&#8217;esistenza vissuta al cospetto di Dio, di rettitudine di intenzione, di identificazione con la vita nascosta di Cristo, di umiltà e di magnanimità, la grandezza d&#8217;animo di chi non ambisce nessun onore terreno ma solo la gloria di Dio: Deo omnis gloria, a Dio tutta la gloria, esclusivamente a Lui, per servire la Chiesa universale e le Chiese locali.</p>
<p>&#8220;Nascondersi e scomparire&#8221; non vuol dire celare la nostra condizione di cristiani o mimetizzarci nell&#8217;ambiente paganizzato che spesso influisce sulle relazioni sociali, sul lavoro professionale o sui momenti di svago. Ciò significherebbe voler nascondere Cristo, vergognarsi di Cristo!</p>
<p>&#8220;Nascondersi e scomparire&#8221; significa, invece, calpestare la propria vanità, il proprio egoismo, la superbia della vita, dice San Giovanni(8) , perché «brilli soltanto Gesù». E&#8217; Lui la luce che risplende nelle tenebre(9) e noi, quali figli di Dio in Cristo(10) , siamo la luce del mondo(11) . Ognuno dev&#8217;essere un altro Cristo, anzi lo stesso Cristo, come ripeteva energicamente il nostro Fondatore. Ognuno di noi deve riflettere nella propria condotta la luce di Dio, perché —come ci chiede il Signore— gli uomini vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli(12) . Oggi, dinanzi al dilagare del materialismo pratico, noi cristiani dobbiamo testimoniare a parole e con i fatti che in Cristo si trova l&#8217;unico Valore assoluto e definitivo.</p>
<p> </p>
<p>II. Poche settimane fa, nello scegliere il motto per lo stemma episcopale, ho pensato subito ad una giaculatoria che Mons. Escrivá ripeté e scrisse innumerevoli volte: «Regnare Christum volumus!», vogliamo che Cristo regni, in tutte le anime, a cominciare dalla nostra, e nella società intera. Queste parole fanno eco all&#8217;esclamazione di San Paolo, oportet illum regnare! —è necessario che Lui regni!— (13) , e alla richiesta insegnataci da Gesù nel Padre Nostro: adveniat regnum tuum(14) , venga il tuo regno, il regno di giustizia, di amore e di pace(15) che il Signore desidera instaurare sulla terra.</p>
<p>Questo motto —Regnare Christum volumus! — rispecchia il più vivo anelito del nostro Fondatore ed anche, inequivocabilmente, la ragione d&#8217;essere dell&#8217;Opus Dei. La Chiesa è il Regno di Cristo che si va realizzando lungo la storia e solo alla fine dei tempi raggiungerà la pienezza. Perciò, nel ripetere &#8220;vogliamo che Cristo regni!&#8221;, stiamo ribadendo il desiderio, la volontà decisa e fattiva di contribuire all&#8217;edificazione della Chiesa sulla solida roccia di Pietro(16) , con lo spirito e i mezzi voluti da Dio per i membri dell&#8217;Opus Dei.</p>
<p>Lo spirito dell&#8217;Opera ci chiama a cercare la santità e ad esercitare l&#8217;apostolato in mezzo al mondo, nel lavoro professionale e nelle relazioni familiari e sociali, impegnandoci, tra l&#8217;altro, a costruire una società giusta, degna della persona umana e della sua libertà. I mezzi che adoperiamo sono, innanzitutto, la preghiera e i sacramenti: una solida vita interiore fondata sulla filiazione divina e sostenuta da una costante e accurata formazione spirituale e dottrinale. Vi ricordo con le parole di nostro Padre: «Se vogliamo che Cristo regni, dobbiamo essere coerenti: donargli per prima cosa il cuore. Altrimenti, parlare del regno di Cristo sarebbe suono vano, senza sostanza cristiana, manifestazione esteriore di una fede inesistente»(17) .</p>
<p> Tale coerenza o unità di vita richiede —insisto— che Cristo regni effettivamente nella nostra anima e che ci sforziamo per sradicare ogni asservimento agli idoli terreni: l&#8217;idolo del benessere, della vanità, della sensualità o della ricchezza. Esaminiamo sinceramente la nostra coscienza! Ricorriamo con frequenza alla Confessione sacramentale per allontanare sempre più da noi queste passioni che ci schiavizzano e per crescere nella libertà dei figli di Dio! Nessuno può servire a due padroni! (18) , ci ammonisce Cristo, affinché scacciamo la tentazione del compromesso ed amiamo con tutto il cuore, con tutta l&#8217;anima e con tutte le forze l&#8217;unico Dio vero, fonte dell&#8217;autentica felicità sulla terra e, poi, nel Cielo. Chiediamoci: stiamo praticando un vibrante apostolato della Confessione, che sarà sempre necessario, con tutti i nostri amici e conoscenti?</p>
<p>La coerenza, la sincera ricerca della santità personale, sono assolutamente necessarie per non falsare il regno di Cristo. Mons. Escrivá ci rammenta che «se lasciamo che Cristo regni nella nostra anima, non saremo mai dei dominatori, ma servitori di tutti gli uomini»(19) . Come ha scritto il Santo Padre Giovanni Paolo II, servire significa per noi cristiani regnare(20) , sull&#8217;esempio di Gesù, che non è venuto per essere servito, ma per servire(21) .</p>
<p>Questo è anche l&#8217;unico anelito dell&#8217;Opera e di ciascuno dei suoi membri: servire. Proprio perché vogliamo che Cristo regni, desideriamo servire la Chiesa dovunque ci troviamo. Il nostro Fondatore lo affermò recisamente: «Se l&#8217;Opera non serve la Chiesa, non serve a nulla: per questo è nata, per questo l&#8217;ha voluta Dio!» (22) .</p>
<p> </p>
<p>III. Il Regno dei Cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio(23) . Voi tutti ricorderete questa parabola evangelica. Il re prepara un banchetto e manda i suoi servi a invitare i commensali: Andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze(24) . Ecco come si comportano coloro che vogliono servire il Regno di Dio: invitano altri al banchetto, cioè a partecipare alla Mensa del Signore, alla Sacra Eucaristia.</p>
<p>L&#8217;insegnamento è chiaro. Se desideriamo sinceramente che Cristo regni, dobbiamo agire come i servi della parabola: invitare gli altri ad avvicinarsi a Dio. Dobbiamo vedere in coloro che ci stanno accanto anime che sono chiamate dal Signore. Dovunque, nel lavoro professionale, in famiglia o nella vita sociale, dobbiamo essere strumenti di Cristo perché molti lo conoscano e lo amino. Dobbiamo chiamarli e insistere con l&#8217;esempio, con la parola, con l&#8217;amicizia sincera: non possiamo abbandonarli! &#8220;Se vi dirigete verso Dio, cercate di non andare a Lui da soli&#8221;, scrive San Gregorio(25) . Tutti noi abbiamo ricevuto la missione divina: Andate ai crocicchi delle strade. Tutti i cristiani sono, devono essere, apostoli.</p>
<p>Fra poco si rinnoverà sacramentalmente l&#8217;immolazione di Cristo sulla Croce, che si offre al Padre con l&#8217;opera dello Spirito Santo(26) , per la salvezza degli uomini. Riuniti attorno all&#8217;altare, desidero ricordarvi una frase di Gesù che il Signore fece comprendere in modo nuovo a nostro Padre: Et ego si exaltatus fuero a terra omnia traham ad meipsum, quando sarò innalzato sulla terra attrarrò tutto a me(27) . Il vessillo regale di Cristo è la Croce, che vogliamo issare sulla vetta di ogni attività umana: grazie alla nostra fedeltà di cristiani il Regno di Dio sarà una realtà su tutta la terra.</p>
<p>Mi piace concludere con un&#8217;altra giaculatoria di nostro Padre: Omnes cum Petro ad Iesum per Mariam! Uniti al Papa, andiamo tutti a Gesù per mezzo di Maria. Amate sempre più il Vicario di Cristo e fatelo amare! Oggi vogliamo riaffermare con nuova forza la nostra unione con il Romano Pontefice e il nostro amore alla Madonna. A Lei, nostra Madre, chiediamo con fiducia filiale di conservare sicuro il nostro cammino: Cor Mariae Dulcissimum, iter serva tutum! Amen.</p>
<p><em>Note bibliografiche:</em></p>
<p><em>1. Cfr. Concilio Vaticano II, Cost. Lumen Gentium, n. 21.</em></p>
<p><em>2. Ivi, n. 18.</em></p>
<p><em>3. Sir 3, 3.</em></p>
<p><em>4. Cfr. Gv 10, 11; 1 Pt, 2, 25.</em></p>
<p><em>5. Cfr. Ez, 34, 11.15-16.</em></p>
<p><em>6. Gv 10, 11.</em></p>
<p><em>7. Josemaría Escrivá, Lettera, 28-I-1975.</em></p>
<p><em>8. 1 Gv 2, 16.</em></p>
<p><em>9. Gv 1, 5.</em></p>
<p><em>10. Cfr. Ef 1, 4-5 (seconda lettura).</em></p>
<p><em>11. Mt 5, 14.</em></p>
<p><em>12. Mt 5, 16.</em></p>
<p><em>13. 1 Cor 15, 25.</em></p>
<p><em>14. Mt 6, 10.</em></p>
<p><em>15. Prefazio della Solennità di N.S. Gesù Cristo Re dell&#8217;Universo.</em></p>
<p><em>16. Cfr. Mt 13, 18-19 (Vangelo della Messa).</em></p>
<p><em>17. Josemaría Escrivá, E&#8217; Gesù che passa, Ares, Milano 1982, quarta edizione, n. 181.</em></p>
<p><em>18. Mt 6, 24.</em></p>
<p><em>19. Josemaría Escrivá, E&#8217; Gesù che passa, Ares, Milano 1982, quarta edizione, n. 182.</em></p>
<p><em>20. Cfr. Giovanni Paolo II, Enc. Redemptor hominis, n. 21.</em></p>
<p><em>21. Mt 20, 28.</em></p>
<p><em>22. Josemaría Escrivá, Istruzione, 31-V-1936, nota 6.</em></p>
<p><em>23. Mt 22, 2.</em></p>
<p><em>24. Mt 22, 9.</em></p>
<p><em>25. San Gregorio Magno, Homiliae in Evangelia, 6, 6: PL 76, 1098.</em></p>
<p><em>26. Cfr. Eb 9, 14.</em></p>
<p><em>27. Gv 12, 32.</em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/alvarodelportillo.wordpress.com/60/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/alvarodelportillo.wordpress.com/60/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/alvarodelportillo.wordpress.com/60/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/alvarodelportillo.wordpress.com/60/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/alvarodelportillo.wordpress.com/60/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/alvarodelportillo.wordpress.com/60/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/alvarodelportillo.wordpress.com/60/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/alvarodelportillo.wordpress.com/60/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/alvarodelportillo.wordpress.com/60/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/alvarodelportillo.wordpress.com/60/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/alvarodelportillo.wordpress.com/60/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/alvarodelportillo.wordpress.com/60/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/alvarodelportillo.wordpress.com/60/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/alvarodelportillo.wordpress.com/60/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alvarodelportillo.wordpress.com&amp;blog=7976551&amp;post=60&amp;subd=alvarodelportillo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Intervista a Mons. Alvaro del Portillo sulla vocazione e la missione dei laici</title>
		<link>http://alvarodelportillo.wordpress.com/2009/09/09/intervista-a-mons-alvaro-del-portillo-sulla-vocazione-e-la-missione-dei-laici/</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 16:48:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>blogeditor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Giovedì, 16 febbraio 1989, in merito alla Esortazione Apostolica Christifideles laici sulla vocazione e la missione dei laici nella Chiesa e nel mondo, il radiogiornale della Radio Vaticana ha mandato in onda una intervista a Mons. Alvaro del Portillo, Prelato dell&#8217;Opus Dei. Eccone il testo. Quali sono, a suo avviso, le linee maestre che si trovano [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alvarodelportillo.wordpress.com&amp;blog=7976551&amp;post=56&amp;subd=alvarodelportillo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Giovedì, 16 febbraio 1989, in merito alla Esortazione Apostolica Christifideles laici sulla vocazione e la missione dei laici nella Chiesa e nel mondo, il radiogiornale della Radio Vaticana ha mandato in onda una intervista a Mons. Alvaro del Portillo, Prelato dell&#8217;Opus Dei. Eccone il testo.</em></p>
<p><strong>Quali sono, a suo avviso, le linee maestre che si trovano alla base della recente Esortazione Apostolica <em>Christifideles laici</em>?</strong></p>
<p>In primo luogo l&#8217;ampliamento d&#8217;orizzonte della nozione di fedele laico. Negli anni immediatamente seguenti il Concilio, si è andato formando —più nella pratica che nella teoria— un concetto &#8220;elitario&#8221; del &#8220;laico&#8221;. Si parlò molto del laico &#8220;impegnato&#8221;, identificandolo con chi svolgeva un ruolo attivo all&#8217;interno degli organismi ecclesiastici. Si poteva, quindi, pensare che la madre di famiglia, ad esempio, dedita esclusivamente alla propria casa, si disinteressasse completamente della Chiesa. Lo stesso si poteva dire di tanti altri fedeli cristiani —la grande maggioranza— impegnati nei diversi campi della società civile: nell&#8217;agricoltura, nell&#8217;industria, nell&#8217;insegnamento, nei mezzi di comunicazione sociale, nel commercio, ecc. L&#8217;Esortazione &#8220;Christifideles laici&#8221; riafferma il superamento di tale concezione ristretta, superamento del resto già realizzato dal Concilio, e si rivolge a tutti i cattolici laici, ovunque si trovino, dicendo loro che è lì che Dio li vuole, è lì che essi sono chiamati ad evangelizzare per vivificare il cristianesimo nel mondo per la gloria di Dio. Una seconda coordinata, che considero fondamentale, è l&#8217;aspetto vocazionale della condizione laicale. L&#8217;opinione pubblica ecclesiale ha familiarità con la vocazione sacerdotale e con quella alla vita consacrata, verso le quali tutti i cristiani devono avere una venerazione speciale. Non è lo stesso per la vocazione dei laici. Sembrerebbe che non ci sia &#8220;chiamata&#8221; per il cristiano comune, il quale vive nel mondo ma non è chiamato a lavorare per la diffusione del Regno di Dio. Già nello stesso titolo completo della Esortazione Apostolica, &#8220;vocazione e missione dei laici&#8221;, si afferma il convincimento opposto. In effetti, la parabola del &#8220;chiamati&#8221; a lavorare nella vigna —che costituisce il fondamento biblico di tutto il documento— evoca continuamente la &#8220;chiamata&#8221; che Dio, &#8220;padrone della vigna&#8221;, rivolge personalmente ad ogni fedele laico e dalla quale ha origine l&#8217;identità del cristiano.</p>
<p><strong>Proprio a questo riguardo, si rimane colpiti dall&#8217;insistenza con cui il documento sottolinea l&#8217;importanza della persona. Senza dubbio, questo fatto manifesta la volontà di continuare nel solco personalistico della <em>Gaudium et Spes</em>. Tuttavia sembrano emergere, rispetto a questa, degli accenti nuovi. Qual è il suo parere in proposito ed in caso positivo, potrebbe indicarcene qualcuno?</strong></p>
<p> Sì, l&#8217;osservazione mi sembra molto giusta. Non meraviglia, in effetti, che un concetto tanto centrale della fede cristiana, sia oggetto di continua riflessione e di ripetuti insegnamenti. Mi sembra, tuttavia, opportuno sottolineare un nuovo elemento introdotto dalla Esortazione e cioè il rapporto tra persona e unità di vita, un concetto ed una realtà che già molti anni fa appresi, con queste stesse parole, attraverso l&#8217;originale e profonda predicazione e l&#8217;esempio del Fondatore dell&#8217;Opus Dei, Mons. Escrivá de Balaguer. Se ci soffermiamo sul carattere personale della chiamata notiamo che il Papa —seguendo quasi alla lettera il magistero conciliare— sottolinea il carattere di totalità che riveste la chiamata di Dio. In tutta la vita del laico comune è presente questo senso della chiamata, del divino. Nella persona &#8220;chiamata&#8221; non esiste un essere semplicemente umano nel mondo ed un altro essere cristiano nella Chiesa, perché l&#8217;umano è finalizzato al Regno di Dio. Il modello di tale unità dobbiamo cercarlo nella Persona del Verbo incarnato, vero Dio e vero uomo. Esiste, pertanto, una certa analogia tra il mistero dell&#8217;Incarnazione e l&#8217;unità di vita del laico. Va, però, sottolineata la dualità delle comunità alle quali il fedele laico appartiene e cioè la comunità ecclesiale e quella civile; va affermato che l&#8217;unità esiste nella persona non nella comunità. In definitiva, qualsiasi tentativo di voler costruire l&#8217;unità di vita al di fuori della persona è destinato, a priori, al fallimento. L&#8217;unità di vita è intimamente legata all&#8217;atteggiamento del cristiano che dà valore positivo a tutte le realtà temporali, in quanto motivo ed occasione di incontro con Dio e di servizio agli uomini. Come ha costantemente insegnato il Fondatore dell&#8217;Opus Dei —cito le sue parole—, &#8220;tutto può e deve condurci a Dio, alimentare il nostro dialogo con lui dal mattino alla sera. Ogni onesto lavoro può essere preghiera, ed il lavoro che è preghiera è apostolato. In tal modo l&#8217;anima si immerge in una unità di vita autentica e sicura&#8221;.</p>
<p><strong><a href="http://alvarodelportillo.wordpress.com/cosa.php">Romana</a></strong> &#8211; Bollettino della Prelatura della Santa Croce e Opus Dei</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/alvarodelportillo.wordpress.com/56/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/alvarodelportillo.wordpress.com/56/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/alvarodelportillo.wordpress.com/56/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/alvarodelportillo.wordpress.com/56/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/alvarodelportillo.wordpress.com/56/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/alvarodelportillo.wordpress.com/56/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/alvarodelportillo.wordpress.com/56/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/alvarodelportillo.wordpress.com/56/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/alvarodelportillo.wordpress.com/56/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/alvarodelportillo.wordpress.com/56/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/alvarodelportillo.wordpress.com/56/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/alvarodelportillo.wordpress.com/56/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/alvarodelportillo.wordpress.com/56/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/alvarodelportillo.wordpress.com/56/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alvarodelportillo.wordpress.com&amp;blog=7976551&amp;post=56&amp;subd=alvarodelportillo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Inizio della fase diocesana dell’inchiesta canonica sulla vita e le virtù del Servo di Dio Mons. Álvaro del Portillo, primo successore di San Josemaría</title>
		<link>http://alvarodelportillo.wordpress.com/2009/09/02/inizio-della-fase-diocesana-dell%e2%80%99inchiesta-canonica-sulla-vita-e-le-virtu-del-servo-di-dio-mons-alvaro-del-portillo-primo-successore-di-san-josemaria/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 14:36:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>blogeditor</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Un evento molto rilevante per la Prelatura è stato certamente l’inizio della fase diocesana dell’inchiesta canonica sulla vita e le virtù del Servo di Dio Mons. Álvaro del Portillo, primo successore di San Josemaría alla guida dell’Opus Dei, morto a Roma il 23 marzo 1994. L’apertura di una Causa di canonizzazione non è mai un’operazione di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alvarodelportillo.wordpress.com&amp;blog=7976551&amp;post=53&amp;subd=alvarodelportillo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un evento molto rilevante per la Prelatura è stato certamente l’inizio della fase diocesana dell’inchiesta canonica sulla vita e le virtù del Servo di Dio Mons. Álvaro del Portillo, primo successore di San Josemaría alla guida dell’Opus Dei, morto a Roma il 23 marzo 1994.<br />
L’apertura di una Causa di canonizzazione non è mai un’operazione di vertice. È invece un fenomeno di devozione spontanea che scaturisce dalla fede viva del popolo di Dio e del quale la Chiesa indaga poi l’autenticità ed il fondamento.</p>
<p>Come ha ricordato S.E. Mons. Javier Echevarría il 20 marzo 2004, durante la sessione d’apertura del Tribunale della Prelatura, «Mons. Álvaro del Portillo ha veramente lasciato dietro di sé “una speciale eredità di ammirazione e di affetto” (Es. ap. <em>Pastores gregis</em>, n. 25)», che cominciò ben presto a produrre «segni eloquenti di una estesa fama di santità»: in particolare, migliaia di narrazioni firmate di favori spirituali e materiali attribuiti alla sua intercessione.</p>
<p>Soddisfatti gli adempimenti previsti dalle <em>Normae servandae in inquisitionibus ab Episcopis faciendis</em>, 7-II-1983, nn. 10-14, e verificata la solidità delle prove via via emerse circa l’esemplarità cristiana della vicenda biografica di Mons. del Portillo, il Prelato decise di avviare l’inchiesta sulla sua vita e le sue virtù e costituì il Tribunale di fronte al quale pronunziò il discorso del 20 marzo. Alcuni passi meritano di essere sottolineati.<br />
Antitutto, il rigore dei procedimenti adottati nella prima fase dell’inchiesta, dimostrato, fra l’altro, dal fatto che si è preferito operare con calma, lasciando trascorrere 10 anni dalla morte di Mons. del Portillo prima di avviare l’indagine canonica, anziché attenersi al limite dei 5 anni previsti dalle<em> Normae</em>. In questo periodo, sono state approntate pubblicazioni sulla fama di santità in vita, sui favori concessi dopo la morte, sul percorso biografico e la personalità spirituale del primo Prelato dell’Opus Dei.<br />
In secondo luogo, la decisione di Mons. Echevarría di rivolgere a Sua Eminenza il Card. Camillo Ruini, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma, la richiesta di designare un Tribunale del Vicariato per ascoltare alcuni testi, fra cui lo stesso Prelato, diversi membri dei Consigli generali della Prelatura e vari esponenti della Curia romana. Una garanzia, ci sembra, di ulteriore rigore giuridico. Nel discorso tenuto in occasione della sessione di apertura del Tribunale del Vicariato, il Card. Ruini affermò di essere giunto, dopo attento esame della documentazione su Don Álvaro raccolta in questi dieci anni, alla ferma convinzione «della fondatezza dell’iniziativa riguardante la sua Causa di canonizzazione. La fama di santità di Mons. del Portillo appariva solidamente fondata e non era necessario aspettare altro tempo. Sicché aderii senza esitazioni di sorta al progetto. Anche la Conferenza Episcopale del Lazio, da me interpellata, espresse unanimemente parere favorevole».<br />
Da ricordare che il 21 novembre 2003 la Congregazione delle Cause dei Santi autorizzò che l’istruzione dell’inchiesta diocesana venisse eseguita <em>aequaliter</em>, cioè con lo stesso grado di competenza, dal Tribunale del Vicariato di Roma e da quello della Prelatura. Quindi, le due cerimonie di apertura dei lavori dei Tribunali: quella del Vicariato, svoltasi il 5 marzo presso il <em>Palazzo Lateranense</em>, e quella della Prelatura, avvenuta il 20 marzo al <em>Palazzo dell’Apollinare</em>.</p>
<p>Inoltre, poiché vari testi risiedono lontano da Roma, altri Tribunali verranno in seguito coinvolti, mediante appositi Processi rogatoriali: quindi, un’inchiesta nella cui istruzione interverranno organismi di diverse diocesi del mondo intero. Verrà così evidenziato un altro aspetto caratteristico della figura e dell’opera di Mons. Álvaro del Portillo: il suo servizio alla Chiesa intera, il suo spirito di comunione. Si rivedano in proposito le parole del Card. Ruini nel discorso citato: «Degna di nota la prolungata e multiforme attività svolta da Mons. del Portillo al servizio della Sede Apostolica. La profonda esperienza pastorale maturata accanto a San Josemaría, le sue provate qualità umane e la sua competenza teologica e giuridica lo rendevano adatto a molteplici mansioni. Cosí, già durante il pontificato di Pio XII venne nominato Consultore della S. Congregazione dei Religiosi. Giovanni XXIII lo fece Consultore della S. Congregazione del Concilio (1959-1966), nonché Qualificatore della S. Congregazione del Santo Uffizio (1960). Durante il Concilio, venne designato fra i primi Periti conciliari; fu Segretario della Commissione sulla Disciplina del Clero e del Popolo Cristiano, che elaborò il decreto <em>Presbyterorum Ordinis</em>, e Consultore di altre Commissioni conciliari. Paolo VI lo nominò Consultore della Commissione Pontificia per la Revisione del Codice di Diritto canonico e, quindi, Consultore e Giudice della S. Congregazione del Santo Uffizio, oltre a confermarlo quale Consultore della S. Congregazione per il Clero. Giovanni Paolo II lo nominò Consultore della S. Congregazione per le Cause dei Santi e del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, nonché membro della Segreteria del Sinodo dei Vescovi del 1983. Su nomina pontificia, partecipò alle Assemblee Generali Ordinarie del Sinodo dei Vescovi sulla vocazione e la missione dei laici nella Chiesa e nel mondo (1987) e sulla formazione dei sacerdoti (1990). (&#8230;) Un altro aspetto di notevole rilievo nell’opera svolta da Mons. Álvaro del Portillo al servizio della Chiesa è racchiuso nei numerosi viaggi pastorali che compì nei cinque continenti».</p>
<p>Come ha avuto modo di dire il Prelato, confidiamo «che anche la Causa di canonizzazione di Mons. Álvaro del Portillo apporterà benefici altrettanto tangibili al popolo cristiano» e che «attraverso la sua figura, molti scopriranno il volto paterno di Dio, che sorride, incoraggia, perdona». Ecco, il significato primo di ogni Causa di canonizzazione sta proprio qui: l’edificazione delle anime, il bene della Chiesa. Questa Causa permetterà di mettere meglio a fuoco la figura di colui che – come ha detto il Card. Ruini – fu «il figlio più fedele» di San Josemaría e visse le vicende della vita quotidiana facendone un continuo atto di offerta a Dio.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/alvarodelportillo.wordpress.com/53/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/alvarodelportillo.wordpress.com/53/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/alvarodelportillo.wordpress.com/53/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/alvarodelportillo.wordpress.com/53/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/alvarodelportillo.wordpress.com/53/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/alvarodelportillo.wordpress.com/53/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/alvarodelportillo.wordpress.com/53/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/alvarodelportillo.wordpress.com/53/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/alvarodelportillo.wordpress.com/53/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/alvarodelportillo.wordpress.com/53/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/alvarodelportillo.wordpress.com/53/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/alvarodelportillo.wordpress.com/53/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/alvarodelportillo.wordpress.com/53/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/alvarodelportillo.wordpress.com/53/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alvarodelportillo.wordpress.com&amp;blog=7976551&amp;post=53&amp;subd=alvarodelportillo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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